Il valore di una scelta etica

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Sono stato anch’io a farmi vaccinare. La mia è una storia normalissima, come quella di tanti altri. All’ingresso del padiglione, a Godega di Sant’Urbano, trovo un volontario, dell’Associazione nazionale carabinieri, che mi indica il percorso da seguire. Poi, un volontario della Protezione civile mi illustra i prossimi passi da fare. A scaglioni dispongono, quindi, in fila indiana, in base all’orario di prenotazione, le persone in attesa (tra le quali anche il sottoscritto). Alla spicciolata consegniamo le nostre cartelle e veniamo indirizzati, da un alpino, al colloquio con il medico: il dottore, giovanissimo, guarda i documenti, verifica le risposte ai questionari, chiede alcune precisazioni…

foto SIR/Marco Calvarese

Sono stato anch’io a farmi vaccinare. La mia è una storia normalissima, come quella di tanti altri. All’ingresso del padiglione, a Godega di Sant’Urbano, trovo un volontario, dell’Associazione nazionale carabinieri, che mi indica il percorso da seguire. Poi, un volontario della Protezione civile mi illustra i prossimi passi da fare.
A scaglioni dispongono, quindi, in fila indiana, in base all’orario di prenotazione, le persone in attesa (tra le quali anche il sottoscritto). Alla spicciolata consegniamo le nostre cartelle e veniamo indirizzati, da un alpino, al colloquio con il medico: il dottore, giovanissimo, guarda i documenti, verifica le risposte ai questionari, chiede alcune precisazioni… Si decide velocemente per il Moderna, e una dose sola, dal momento che ho contratto, ormai mesi fa, il Covid. Un saluto e, secondo le indicazioni di un altro giovane volontario, passo ad un’altra fila, in attesa dell’iniezione. Pochi minuti ed è il mio turno: mi viene consegnato il documento di effettuata vaccinazione; per sicurezza, la dottoressa mi invita a sostare, prima di uscire, almeno quindici minuti. Me ne sto lì, tranquillo, insieme a diverse altre persone, in attesa che passi il tempo designato e poi, finalmente, posso andare. Tutto avviene, in modo fluido e senza intoppi, in circa una quarantina di minuti.
Esco accompagnato da vari sentimenti. Almeno due. Il primo, e il più grande, è una sorta di commossa gratitudine per le persone coinvolte in questa operazione dalle misure del tutto uniche e straordinarie (nel senso di fuori del comune e fuori della norma) che una vaccinazione di massa, qual è questa, richiede. Gratitudine per il personale sanitario (medici e infermieri) e per i volontari coinvolti in un’organizzazione così complessa e da attuarsi in tempi rapidi. Gratitudine per chi ha messo in piedi, in breve tempo, un sistema operativo – da quanto ho potuto vedere – preciso ed efficace: non è così ovunque, in Italia. Mi sembra di aver incontrato persone impegnate in modo serio ma, al tempo stesso, lieve: non ho visto volti seriosi e corrugati, ma volti di persone concentrate e umane.
Il secondo sentimento ha a che fare con la speranza, perché sono convinto che il vaccino possa contribuire in modo determinante a farci uscire da questa pandemia durata fin troppo a lungo: la speranza è quella di chiudere una fase della vita (sia personale sia collettiva) ed aprirne una nuova, che abbia il sapore della rinascita.
So che queste parole non piaceranno a tutti. Una porzione non piccola di veneti e di friulani (di varie età) non si è presentata a farsi vaccinare, né presumibilmente (ahimè!) si vaccinerà. Credo che a nessuno piaccia l’uso eccessivo di farmaci, né il ricorso frequente a sostanze prodotte chimicamente. Tuttavia, in un momento emergenziale come questo ed in mancanza di rimedi altrettanto efficaci, il vaccino si presenta come il mezzo più sicuro per sconfiggere il Covid e per accelerare l’uscita da questa sofferta crisi. Lo attestano debitamente i dati scientifici (a volte offuscati da fuorvianti titoli di giornale).
La Chiesa, dal canto suo, nelle sedi “ufficiali” (penso alle parole di papa Francesco e dei vescovi italiani oppure ai documenti della Pontificia accademia per la vita), non ha avuto dubbi nell’affermare non solo la liceità dei vaccini (non è male vaccinarsi), ma anche il carattere etico della scelta del vaccino (è bene vaccinarsi) per contribuire così alla salute ed al bene comune dell’intera collettività: un modo – per usare un’espressione di Franco Battiato – per “avere cura” gli uni degli altri. Aiutati anche dall’estate in arrivo, ci auguriamo di uscire definitivamente da questa dolorosa esperienza per un nuovo inizio e per una nuova rinascita.

(*) direttore “L’Azione” (Vittorio Veneto)



Fonte Agensir

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