Il ricordo di Luca Attanasio: “Si è sacrificato per la popolazione del Congo”

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Solidarietà per la morte dell’ambasciatore italiano in Rdc, del carabiniere che lo scortava e dell’autista del convoglio attaccato. L’impegno per aiutare i bambini e i poveri. La testimonianza del volontario dell’ong “Mama Sofia”: “Era un coraggioso. Ancora non credo a quanto sia successo”

Michele Raviart – Città del Vaticano

“Tre uomini di pace”, così la Caritas italiana ha ricordato Luca Attanasio, ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, il carabiniere Vittorio Iacovacci che lo scortava e l’autista congolese, uccisi da sei miliziani armanti nell’est del Paese intorno alle 9 di oggi, lunedì 22 febbraio, mentre andavano a visitare una scuola gestita dal World Food Programme a Rutshuru. “Dolore e sgomento” sono stati espressi anche dall’Unicef e dalla Comunità di Sant’Egidio, che parla di “una grave perdita per l’Italia e per l’Africa”.

“Una persona più che in gamba”

Attanasio, 43 anni e tre figlie, era molto attivo nell’aiutare la popolazione congolese, anche attraverso l’ong “Mama Sofia”, fondata dalla moglie Zakia Seddiki. “Non ho parole ora”, ricorda a Vatican News da Kinshasa l’avvocato Joseph Masumu Nzimbala, volontario per l’ong. “Luca era una persona più che in gamba”, ricorda commosso. “Era molto gentile e attento alle sofferenze della popolazione. L’ho visto girare nel Congo portando aiuto ai bambini e ai poveri, personalmente sul campo. Abbracciava i bambini, distribuiva cibo”.

Ascolta l’intervista a Joseph Masumu Nzimbala

Un sacrificio per il Congo

“Conosco almeno dieci bambini che lui sosteneva direttamente inviandogli denaro. Bambini che vivevano nella foresta, non a Kinshasa!”, racconta ancora Joseph Masumu Nzimbala. “Ho fatto due viaggi con lui di oltre 600 chilometri nella foresta dei parchi centrali del Congo. Lui era una persona amata dalla gente e lui amava la gente. Anche come diplomatico era molto rispettoso. Questo è un sacrificio per noi. Non è possibile. Ancora non ci credo”.

Avviata un’indagine sull’attacco

Stanno emergendo in queste ore i dettagli dell’attentato, sul quale la procura di Roma ha aperto un’indagine. Secondo le prime ricostruzione il convoglio, che non era scortato dai Caschi blu della missione Monusco, è stato fermato dai miliziani con dei colpi di avvertimento. L’autista è stato ucciso per primo e il resto dei passeggeri è stato condotto nella foresta. La morte dell’ambasciatore e del carabiniere è avvenuta dopo, quando sono intervenuti i ranger armati del parco di Virunga.

Non il primo diplomatico ad essere ucciso

“Luca era un coraggioso”, ricorda ancora il volontario. “Nella strada per andare in quella zona però non ci sono problemi di sicurezza, quindi non so di preciso cosa sia  successo”, ricorda, sebbene la zona a est della Repubblica Democratica del Congo sia pericolosa a causa dei tanti gruppi armati. “Purtroppo non è il primo diplomatico ad essere ucciso”, ribadisce, e “qualche anno fa furono uccisi due funzionari delle Nazioni Unite”.

Il ricordo dei parroci delle vittime

“Luca era una luce che viene nella nebbia e nella penombra, che illumina e riscalda”. Ha ricordato don Angelo Gornati, l’ex parroco di Limbiate dove Luca Attanasio è cresciuto. “Era capace di cogliere la positivita’ di ogni persona e situazione. Aveva un legame molto forte con la parrocchia, quando tornava in Italia era sempre lì”. Monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina, ha telefonato ai famigliari del carabiniere Vittorio Iacovacci, originario di Sonnino. “Sono distrutti, si faccia luce”, ha dichiarato, mentre don Flavio, parroco di San Michele Arcangelo a Sonnino, ha parlato di “una notizia che ha sconvolto l’intera comunità”. Questa sera a Fossanova la Messa di ricordo per le vittime dell’attacco.



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