Il Papa: i legumi possono rafforzare la sicurezza alimentare mondiale

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Nel messaggio alla Fao per la celebrazione online della Giornata mondiale dei legumi, Francesco, ricorda che lenticchie, fagioli, piselli e ceci sono un cibo nobile, essenziale di una dieta sana, “alimenti semplici e nutrienti che superano barriere geografiche, appartenenze sociali e culture”. E sottolinea il ruolo delle donne rurali nella coltivazione e raccolta, che non danneggia la terra

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano

Un invito ad “essere vigorosi e resilienti come i legumi” e a unirci per porre fine, una volta per tutte, alla fame. Così si conclude il messaggio di Papa Francesco, in spagnolo, firmato dal segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, l’arcivescovo Paul Gallagher, per l’evento celebrativo online organizzato oggi pomeriggio dalla Fao, l’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, in occasione della Giornata Mondiale dei Legumi del 10 febbraio.

Alimenti privi di superbia, che non riflettono lusso

I legumi, secondo il Papa, “sono un alimento nobile, con un enorme potenziale per rafforzare la sicurezza alimentare a livello mondiale”.  Infatti “sono privi di superbia e non riflettono lusso”, ma “costituiscono una componente essenziale dei regimi alimentari sani”, perché “alimenti semplici e nutrienti che superano barriere geografiche, appartenenze sociali e culture”. Quindi, ricorda Francesco, “lenticchie, fagioli, piselli e ceci si possono trovare sulle tavole di molte famiglie, perché riescono a soddisfare diverse necessità proteiche nelle nostre diete quotidiane”. 

Una raccolta fatta a mano, senza danneggiare la terra

Il Pontefice, nel suo messaggio, ricorda che la parola “legumi” deriva dal latino legumen, che si riferisce ai frutti o baccelli “che si raccolgono non falciando, bensì strappando le piante a mano”. Un lavoro svolto soprattutto dalle donne, a “contatto con la terra”, in orari scomodi e in climi spesso difficili. Per questo Papa Francesco sottolinea “il ruolo fondamentale delle donne rurali nella produzione e distribuzione di alimenti attraverso meccanismi cooperativi che, sostanzialmente, trovano la loro ragione e la loro forza nell’amore per il prossimo e nel lavoro congiunto”.

Condividere i frutti della terra pensando a chi verrà dopo

Concretamente spiega il Papa, dalle donne rurali e le donne indigene possiamo imparare come lo sforzo e il sacrificio ci permettono di costruire, “insieme all’altro e non grazie all’altro”, reti che assicurino “l’accesso agli alimenti, l’equa distribuzione dei beni e la possibilità che ogni essere umano realizzi le sue aspirazioni”. In un mondo nel quale, ricorda Francesco “ci sono ancora molte persone” e tanti bambini “che non possono accedere alle risorse più elementari e mancano di alimenti sani e sufficienti”, la pandemia ha aggravato ancora la situazione. Per questo è urgente, prosegue Francesco, “il compito di coltivare la terra senza danneggiarla, di modo che possiamo condividere i suoi frutti pensando non solo a noi stessi, ma anche alle generazioni che verranno dopo di noi”.

Il diritto universale a una dieta sana

Ricordando che “mangiare una dieta sana dovrebbe essere un diritto universale”, il Pontefice si appella agli Stati perché incoraggino “politiche di educazione pubblica che promuovano l’inserimento di alimenti nutrienti conformi a ogni realtà particolare”, e nelle quali “sicuramente i legumi dovranno essere parte”, insieme ad altri alimenti che li completino.

Grazie alle donne rurali, che alimentano anche i figli degli altri

L’invito finale di Papa Francesco è ad imitare “gli atti belli e buoni di quelle donne rurali che non rinunciano alla missione di alimentare i propri figli e i figli delle altre famiglie”. Nella casa comune della quale tutti dovremmo sentirci parte, “ci deve essere posto per tutti, senza scartare nessuno. Alimentiamo tutti e in modo sano, affinché tutti abbiano le stesse opportunità e possiamo costruire un mondo inclusivo e giusto”.



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