Il nuovo Beato, José Gregorio Hernández, segno di unità per il Venezuela

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A Vatican News la testimonianza di Eliana Gherardi, responsabile internazionale della formazione delle Damas salesiane, eredi dell’impegno del medico dei poveri. Racconta di un Paese diviso e in difficoltà, non solo per la pandemia, ma che vede nel nuovo beato una grande speranza

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Il Venezuela attende con trepidazione, da anni, la beatificazione di uno dei tanti Buoni Samaritani che popolano il mondo, così come lo ha definito Papa Francesco. Un uomo dagli occhi intensi, lo sguardo proiettato sui poveri e il cuore custodito da Dio. Josè Gregorio Hernandez, oggi a Caracas, salirà agli onori degli altari dopo una vita segnata dall’offerta di sé, spesa a curare, guarire e provvedere ai bisogni di chi non aveva nulla. Semplice, come la famiglia da cui proveniva la bambina miracolata, colpita da un proiettile alla testa e che tutti consideravano già morta, la fede della sua mamma nel “medico dei poveri” ha cambiato la storia della piccola. E sono tante le raccomandazioni salite al cielo ed esaudite, come conferma Eliana Gherardi, responsabile internazionale della formazione delle Damas salesiane. Il gruppo, presente in tutto il mondo, si ispira all’opera del dottor Hernandez, occupandosi soprattutto dell’ambito sanitario:

Ascolta l’intervista a Eliana Gherardi

R. – E’ stato un uomo molto sensibile, un uomo di grande fede e che aveva amore per la gente, soprattutto per i più bisognosi. In quel tempo c’erano tante malattie, lui lavorava tantissimo, è stato proprio un uomo straordinario, per quello è stato sempre avvertito come un santo. Sono tanti anni che si aspettava questa beatificazione e ora, vederlo salire sugli altari in tempo di pandemia e con i tanti problemi sanitari che ci sono in Venezuela, non solo per il coronavirus, è proprio una grazia. C’è una devozione enorme nel Paese dove la gente chiede la sua intercessione per la guarigione delle malattie, per le famiglie, soprattutto in questi momenti che sono tanto tristi.

In Venezuela, come in tanti altri Paesi, si vive una fase di pandemia, di grande crisi politica, economica. Che cosa può rappresentare la beatificazione del medico dei poveri, una speranza?

R. – E’ una grande speranza, perché, quando è stato annunciata, già lo scorso anno, è stata sentita come un momento di unità per tutto il Venezuela, diviso ormai in due correnti politiche. Per questa occasione tutti si sono dimenticati della politica e così si spera tanto nell’unione del Paese, perché si possa risanare, non solo dale malattie, ma anche da tutto quello che stiamo vivendo, per il bene di tutti i venezuelani.

 

Che cosa state vivendo precisamente?

R. – C’è tanta povertà ancora, c’è tanto bisogno. Ci sono due Paesi, due parti politiche che non si mettono d’accordo e tutto questo non va bene per la gente, soprattutto perché ci sono persone che hanno tanto bisogno di lavorare. Lo stipendio di un venezuelano medio si aggira a poco più di un euro al mese. Non abbiamo una sanità pubblica gratuita, anche se si dice che c’è, allora la gente fa fatica a vivere ed è per questo che in tanti stanno andando via dal Paese; si parla più di 6-7 milioni di persone che stanno emigrando negli ultimi due anni dal Venezuela. Io sono figlia di italiani, mio papà è arrivato dopo la seconda guerra e come lui tantissimi altri, perché è un Paese che si è costruito grazie agli stranieri. Invece adesso molti venezuelani stanno andando via per le crisi che stiamo vivendo.

Voi, come Damas, siete impegnate a portare avanti lo spirito del dottor Josè Gregorio Hernandez…

R. – Noi operiamo nell’ambito della salute, in tanti Paesi abbiamo gli ambulatori e quindi offriamo attenzione alle persone, per quello siamo nate 53 anni fa, aiutando anche sul fronte dell’educazione. A Caracas abbiamo un ambulatorio, che è il nostro centro più grande, si chiama Don Bosco, e offriamo 27 differenti specializzazioni. Adesso anche in pandemia abbiamo aperto con tutte i protocolli sanitari, siamo in 22 Paesi, guardiamo non solo a Don Bosco, ma anche a Josè Gregorio che ci fa essere vicino alla gente che ha bisogno.

Qual è il tratto della santità di Josè Gregorio e che cosa oggi, in questo tempo di pandemia e di difficoltà economica, dice alla Chiesa del Venezuela e alla Chiesa in generale?

R. – Ci insegna l’umiltà, che tutti siamo uguali e anche l’offerta e il sostegno alle persone che hanno bisogno di qualsiasi cosa.  Josè Gregorio è stato sempre un uomo molto vicino alla gente e lui ci insegna che dobbiamo essere semplici umili e vicini ai più bisognosi.



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