Il Mediterraneo torni ad essere luogo di pace

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Incontro via web tra una delegazione della Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) e Olivér Várhelyi, Commissario UE per il vicinato e l’allargamento. Chieste “risposte politiche dell’UE radicate nei valori fondamentali dell’Unione e rispettose della dignità umana e dei diritti di ogni persona, compresi i migranti e i rifugiati”

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

Durante la riunione via web del 18 gennaio, la delegazione della COMECE ha presentato a Olivér Várhelyi, Commissario UE per il vicinato e l’allargamento, un documento – in dialogo con le autorità ecclesiastiche locali – in vista del rinnovo del partenariato dell’UE con dieci paesi mediterranei, previsto quest’anno. Il rinnovo è stato annunciato nel 2020, in occasione del 25° anniversario di Euromed (noto anche come “processo di Barcellona”) che riunisce i 27 Stati membri dell’UE e 15 paesi mediterranei del Nord Africa e del Medio Oriente.

L’attesa di risposte radicate nei valori UE

Pur accogliendo con favore gli sforzi dell’Unione europea per contribuire a creare stabilità, pace e prosperità nella regione, il cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della COMECE, ha chiesto “risposte politiche dell’UE radicate nei valori fondamentali dell’Unione e rispettose della dignità umana e dei diritti di ogni persona, compresi i migranti e i rifugiati”. All’incontro era presente anche l’arcivescovo Youssef Soueif di Tripoli dei Maroniti (Libano) che ha sottolineato che l’UE dovrebbe “sostenere una cultura dell’incontro nel suo vicinato meridionale e contribuire a promuovere la pace attraverso l’istruzione, il dialogo, la costruzione della fiducia e il rispetto della diversità socio-culturale e religiosa, promuovendo il concetto di cittadinanza uguale e piena”.

Le proposte dei vescovi europeri

Il documento presentato dalla delegazione contiene più di 30 proposte politiche suddivise in cinque aree prioritarie, vale a dire: Migrazione, Pace, Libertà religiosa, Sviluppo umano ed Ecologia integrale. In partilare, per quanto riguarda la migrazione, la COMECE chiede un quadro più solido e risorse dedicate per combattere le sue “cause profonde”, rendendo “reale ed effettivo” il “diritto primario” delle persone e delle famiglie a rimanere nel loro paese di origine in sicurezza e dignità. Secondo i vescovi europei, l’Ue dovrebbe anche impegnarsi a garantire il diritto di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni (IDP) a tornare nei loro paesi d’origine non appena le condizioni di sicurezza lo consentano, “sostenendo la loro reintegrazione nelle loro società”. A questo proposito, sottolineano che è di particolare importanza sostenere i rifugiati siriani in Libano e fornire i mezzi per il loro ritorno in modo umano e ordinato. Il documento sottolinea inoltre la necessità di proteggere i minori migranti non accompagnati che raggiungono l’UE e di garantire che siano riuniti ai loro genitori o tutori legali.

Pace e sicurezza

Per quanto riguarda invece la pace e la sicurezza, i vescovi europei chiedono un maggiore coinvolgimento dei leader religiosi locali che possono svolgere un ruolo cruciale nei vari contesti per rafforzare la coesione sociale e promuovere una cultura di incontro e di fraternità. Il documento richiama anche l’attenzione sulla realtà della discriminazione vissuta dalle minoranze religiose, in particolare dalle comunità cristiane, in alcuni Paesi. La COMECE afferma che l’UE dovrebbe rendere visibili queste situazioni nelle sedi internazionali, sostenere le vittime e usare il suo potere e la sua influenza per fermare (e prevenire) le violazioni della libertà religiosa, anche utilizzando il diritto penale internazionale. Secondo i vescovi europei, promuovere il concetto di “cittadinanza comune” in tutte le sfere della vita, soprattutto nelle scuole e nei media, è la chiave per superare queste violazioni.



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