Il Gemellaggio ritiano Cascia-Tolentino dedicato alle famiglie

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Oggi a Tolentino l’accensione della “Fiaccola della Pace e del Perdono”, segno del gemellaggio con la città di Cascia che avvia così le celebrazioni dedicate a Santa Rita. Ispirato all’Anno della Famiglia Amoris Laetitia, il “Gemellaggio di fede e di pace” Cascia-Tolentino, spiega padre Giustino Casciano, vuole proporre Santa Rita e San Nicola come modelli e guide per le famiglie

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Percorrerà cittadine e borghi delle Marche e dell’Umbria per portare tra la gente la luce dell’esempio di San Nicola da Tolentino e di Santa Rita da Cascia. La “Fiaccola della Pace e del Perdono”, segno del “Gemellaggio di fede e di pace” che ogni anno, in occasione delle celebrazioni ritiane, unisce la città della taumaturga agostiniana con un’altra città, quest’anno viene accesa nella basilica di Tolentino. A suggellare il gemellaggio, oggi pomeriggio, una celebrazione. Poi la Fiaccola partirà alla volta di Sant’Angelo in Pontano, città natale di San Nicola, raggiungerà Amandola, dove è nato il Beato Antonio, grande devoto e imitatore di San Nicola, e ancora Visso, Preci e Norcia, luoghi simbolo del terremoto del 2016 e infine, il 21 maggio, arriverà a Cascia. Il 63.mo “Gemellaggio di fede e di pace” vuole pure celebrare l’Anno della Famiglia Amoris Laetitia attraverso le figure di Santa Rita, modello di vita familiare, e San Nicola, uomo di pace e riconciliazione della famiglia. I due santi che hanno scelto Sant’Agostino come guida spirituale, vengono proposti, in questo tempo segnato dalla pandemia, come “segno della misericordia di Dio e della vittoria contro ogni male con la sapienza della croce”.

Due città dalle comuni devozioni entrambe segnate dai recenti terremoti

Cascia e Tolentino vengono gemellate per la devozione alla santa dei casi impossibili così viva nella città di San Nicola; per lo stretto legame tra Rita e Nicola, santo al quale la religiosa si rivolgeva spesso nelle sue preghiere; e ancora per celebrare il 25.mo anniversario della nascita della Provincia Agostiniana d’Italia – che ha come  patroni San Nicola e Santa Rita -, e perché Cascia e Tolentino, entrambe colpite dai più recenti eventi sismici, e messe a dura prova dalla pandemia, sono ugualmente impegnate nella ricostruzione e bisognose di segni di speranza. Dopo la festa di Santa Rita, a Cascia, il 22 maggio, il “Gemellaggio di fede e di pace” sarà celebrato ancora a Tolentino il 9 e 10 settembre, giorni dedicati particolarmente a San Nicola. Ad ottobre, invece, frati agostiniani da tutta la penisola si raduneranno per i 25 anni della Provincia Agostiniana d’Italia.

Celebrare Santa Rita e San Nicola per incoraggiare la ripartenza

Nel rispetto delle norme anti-Covid, le celebrazioni dedicate a Santa Rita e a San Nicola da Tolentino vogliono dare risposte di fede in questo particolare momento che il mondo sta vivendo a causa della pandemia. Ma intendono anche valorizzare la famiglia per incoraggiare alla ripartenza e ridare speranza a quanti si trovano in difficoltà, come spiega padre Giustino Casciano, priore provinciale della Provincia Agostiniana d’Italia:

Ascolta l’intervista a padre Giustino Casciano

R. – Noi agostiniani d’Italia siamo molto contenti di poter rinnovare la devozione ai nostri santi – Santa Rita da Cascia e San Nicola da Tolentino – che appartengono allo stesso territorio del centro Italia, colpito 4 anni fa, in maniera rovinosa dal terremoto. E dopo 4 anni, purtroppo, le ferite sono molto evidenti, e poi, ecco, come tutto il mondo, da un anno e mezzo circa, combattiamo anche noi con il Covid, e sappiamo quanto le famiglie, i bambini, i ragazzi, gli anziani sono stati colpiti in maniera così forte dall’epidemia e anche dalle vicende in questi nostri territori, per cui San Nicola e Santa Rita viene spontaneo abbinarli alla famiglia. Santa Rita perché è stata sposata, ha avuto un marito, due figli, e ha vissuto vicende molto dolorose; San Nicola perché era un sacerdote che, sappiamo dalle testimonianze, dava grande attenzione alle famiglie, visitava spesso le famiglie, soprattutto quelle povere o quelle dove c’erano delle divisioni, tanto da essere chiamato l’angelo della pace della città di Tolentino.

Da Tolentino parte la Fiaccola della pace e del perdono, quale messaggio porta questa Fiaccola? 

R. – Da tanti anni la basilica di Santa Rita da Cascia accende la Fiaccola in una città d’Italia, d’Europa o del mondo. In questo periodo in cui è così difficile viaggiare, è venuto spontaneo rivolgersi ad una città vicina. La Fiaccola è un segno della luce che viene dai santi e in particolare dalla figura di Santa Rita. Come dice il Vangelo, si accende una luce non per nasconderla, ma per metterla sul candelabro, e Papa Francesco, e tutti gli altri Papi degli ultimi decenni, hanno sempre dato grande importanza alla famiglia, per cui Santa Rita da Cascia è questa luce. Ci si rivolge a lei, come ci si rivolge a San Nicola, per avere delle grazie, per avere aiuto, ma soprattutto per imitarla. Quindi la luce della Fiaccola ci ricorda un po’ la luce di noi tutti che siamo battezzati e figli di Dio, ma anche la luce della grande santità di Santa Rita e di San Nicola per la società di oggi.

L’Ordine di Sant’Agostino, attraverso questo gemellaggio tra Cascia e Tolentino, vuole far conoscere non solo le basiliche di Cascia e di Tolentino, legate alle due figure di Santa Rita e di San Nicola, ma vuole far conoscere anche i territori…

R. – La Fiaccola viene portata da alcuni tedofori a piedi, visitando, a volte, anche piccoli centri come Sant’Angelo in Pontano, dove nacque San Nicola da Tolentino, Visso, che negli ultimi anni è stata al centro di tutte le vicende del dopo terremoto, Norcia, Sant’Anatolia di Narco, cioè anche piccoli centri che spesso custodiscono, nei loro borghi, nelle loro chiese, dei veri tesori. Per cui la Fiaccola diventa anche promozione di tutto il territorio che circonda Tolentino e di tutto il territorio che circonda Cascia. Noi ci auguriamo che, finita l’epidemia, riprendano anche i pellegrinaggi, e non solo per motivi economici, ma soprattutto per motivi di fede. Viaggiare per andare a visitare un luogo significativo, viaggiare anche per gustare la bellezza di queste colline e di queste montagne, può aiutare l’uomo di oggi a ritrovare anche la fede, a ritrovare la speranza, dopo una tragedia così grande come quella che stiamo vivendo.

La basilica di Santa Rita è forse più nota, ma non meno bella e attraente è la basilica di Tolentino, che custodisce le spoglie di San Nicola…

R. – San Nicola da Tolentino è morto nel 1305, è stato subito riconosciuto come un grande santo per le virtù e per i miracoli. Qui a Tolentino, la basilica di San Nicola è uno scrigno di arte. Il Cappellone della scuola di Giotto, con gli affreschi di Pietro da Rimini, è un gioiello che può stare alla pari di altri grandi capolavori come la Cappella degli Scrovegni di Padova. Cioè, è un capolavoro della pittura mondiale, così anche la basilica in stile rinascimentale. Quando parliamo della basilica di San Nicola da Tolentino, parliamo di arte del ‘400, di arte dei secoli d’oro dell’arte italiana. Quando parliamo della basilica di Santa Rita da Cascia, parliamo di arte contemporanea, dell’arte degli ultimi cento anni, perché la basilica di Cascia è stata consacrata nel 1947. Però anche in essa ci sono, veramente, cose preziose come il presbiterio di Giacomo Manzù o affreschi dei più prestigiosi artisti del 1900. Ma parliamo di due epoche diverse a livello artistico. Santa Rita è nata nel 1381, quindi non è molto lontana dall’epoca di San Nicola da Tolentino. Lei aveva proprio in San Nicola da Tolentino il suo santo patrono, cioè si rivolgeva a lui, a Sant’Agostino e a San Giovanni Battista per essere aiutata nelle sue vicende familiari, nella sua storia matrimoniale con Paolo, nella sua opera di educazione verso i figli. Noi sappiamo, quindi, che fra Santa Rita e San Nicola da Tolentino c’è un grandissimo legame, un legame proprio spirituale, che questo gemellaggio, adesso, quest’anno, in qualche modo, fa di nuovo brillare.

Nell’ambito delle celebrazioni ritiane e nel contesto di questo gemellaggio voi agostiniani festeggiate anche 25 anni della Provincia Agostiniana d’Italia…

R. – Nel 1996 decidemmo, noi agostiniani, di lasciare da parte le 7 Province storiche dell’Ordine che esistevano fin dal 1200 e abbiamo intrapreso il percorso di essere un’unica Provincia in tutta Italia. Quest’anno sono 25 anni. Scegliemmo, 25 anni fa, di avere come santi patroni Santa Rita da Cascia e San Nicola da Tolentino. In un’epoca di vocazioni sempre più rare, di difficoltà anche nella gestione delle varie parrocchie, dei vari santuari, delle realtà a noi affidate, il cammino di unità vuol dire un cammino di speranza insieme e di testimonianza della nostra vita consacrata agostiniana e del nostro servizio alla Chiesa, in particolare al Papa, alla Chiesa universale. Quindi, per noi, essere un’unica Provincia in Italia, vuol dire, sempre di più, dare valore alla comunione, all’unità, che sono gli elementi fondamentali della nostra regola e della nostra spiritualità. Celebreremo ufficialmente il 25.mo, se la Provvidenza ci assiste, nella prima decade di ottobre. Vorremmo condurre il corpo di San Nicola da Tolentino nella basilica di Cascia, vorremmo che San Nicola potesse visitare i luoghi dove lui ha aiutato Santa Rita e vorremmo che i due santi – i corpi dei due santi riuniti nella basilica di Cascia – potessero ottenerci da Dio la fine di questa epidemia e anche una speranza e una luce nuova per il nostro futuro.

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