Il Covid e le risorse della tradizione per i popoli indigeni

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Soffrono di più per la pandemia ma mettono in campo conoscenze tradizionali che risultano preziose: è quanto è emerso a proposito delle popolazioni indigene nei dibattiti al Forum dell’Ifad. I lavori sono stati aperti dal messaggio del Papa, che ha raccomandato sviluppo e non mero consumo. Ad annunciare un prossimo vertice Onu, sottolineando l’importanza di ascoltare alcune comunità, è Mattia Prayer Galletti dell’Ifad

Fausta Speranza – Città del Vaticano

A settembre prossimo si svolgerà, su iniziativa dell’Onu, un vertice che affronterà le questioni più urgenti legate al cibo e alla sussistenza, in relazione alla pandemia e ai cambiamenti climatici. Si parlerà dei bisogni ma anche degli insegnamenti dei popoli indigeni in tema di gestione delle risorse. Con questo annuncio si è concluso, il 4 febbraio,  il Forum dei Popoli Indigeni, incontro biennale che riunisce 154 leader indigeni di 57 Paesi, oltre a rappresentanti di organizzazioni per lo sviluppo e governi. Tema di questa edizione, che si è svolta da martedì in modalità virtuale, è “Il valore dei sistemi alimentari indigeni: resilienza nel contesto della pandemia Covid-19″. Ma in realtà dall’8 al 12 proseguono le iniziative della Settimana dei popoli indigeni.

L’appello del Papa

A focalizzare il senso delle sfide è stato in apertura il messaggio del Papa. Francesco ha raccomandato di “promuovere uno sviluppo che non abbia il consumo come mezzo e come fine”. In questo, ha spiegato, consiste “l’ecologia integrale, nella quale la giustizia sociale si coniuga con la tutela del pianeta”.  

L’obiettivo, ha sintetizzato il Papa, è quello di consegnare il nostro pianeta “a quanti vengono dopo di noi come un tesoro e non come un cumulo di rifiuti e di spoglie”.  

Dalle comunità indigene c’è molto da imparare

Margaret Tunda Lepore, membro dei popoli Masai dell’Africa orientale, ha detto che la situazione della sua comunità è peggiorata a causa della pandemia, ponendo l’attenzione sulle sfide che i popoli indigeni devono affrontare “già normalmente” a causa del cambiamento climatico e delle questioni legate alla proprietà della terra. “La presenza di questa pandemia ha reso i popoli indigeni più vulnerabili ed emarginati di prima”, ha affermato. Eppure, mentre c’è bisogno di sostenere le comunità indigene c’è anche molto da imparare sottolinea Mattia Prayer Galletti, responsabile per le popolazioni indigene dell’Ifad:

Ascolta l’intervista con Mattia Prayer Galletti

Prayer Galletti innanzitutto sottolinea l’importanza del vertice Onu annunciato per settembre prossimo chiarendo che  i popoli indigeni detengono conoscenze essenziali per ricostruire un mondo post-pandemia più sostenibile e resiliente, libero dalla povertà e dalla fame. Il punto è, spiega, che  l’unico modo per raggiungere questo obiettivo è che il resto della comunità internazionale unisca le forze con i popoli indigeni che sono custodi sia della natura che di un vasto serbatoio di conoscenze tradizionali in tutto il mondo.

Il rispetto per l’ambiente

Prayer Galletti definisce “impareggiabile” il rispetto che le popolazioni indigene hanno dell’ambiente, ricordando che considerano ad esempio i fiumi come esseri viventi. Ricorda che vivono in zone a rischio, come le foreste, le savane o le coste dove l’erosione si fa sentire e che cercano in tutti i modi di tutelare l’ambiente tanto che l’80 per cento della biodiversità mondiale, ricorda l’esperto, è preservata proprio dove ci sono le popolazioni indigene. Dunque, un patrimonio da tutelare e dal quale apprendere anche molto.

Nell’emergenza pandemia

L’esperto dell’Ifad spiega che a causa del Covid-19 l’accesso al cibo e all’acqua sicura è diminuito, le economie locali e tradizionali sono state sconvolte.  Ciononostante, i popoli indigeni hanno applicato le proprie soluzioni per far fronte alla pandemia. Il loro stile di vita, i sistemi alimentari, la cultura e il legame con le loro terre sono stati una grande fonte di resilienza di fronte al Covid-19. Hanno agito usando le loro conoscenze e pratiche tradizionali, compreso l’isolamento volontario e la chiusura dei loro territori, così come l’uso di misure di cura preventive nelle loro lingue, al fine di mantenere vive le loro comunità.

E Prayer Galletti si sofferma sull’emergenza pandemia ricordando come la prima forma di difesa sia un’alimentazione in grado di assicurare buone difese immunitarie e poi afferma che in quel rispetto per l’ambiente e per il cibo che gli indigeni – ricorda – non sprecano mai, c’è anche il segreto di una biodiversità che conserva i principi nutritivi migliori.

L’impegno dell’Ifad

L’Ifad sostiene progetti incentrati sulle popolazioni indigene per garantire la protezione, la promozione, la reintroduzione o la rivitalizzazione di varietà di colture tradizionali locali, sistemi alimentari, sistemi di sementi, agrobiodiversità e sistemi agroecologici. Al Forum dei Popoli Indigeni fa seguito una Settimana Indigena (8-12 febbraio) con un dialogo sulla conservazione della biodiversità. La sessione di chiusura dell’iniziativa è il 15 febbraio.



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