I social e le sfide, coniugare libertà e responsabilità

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L’editoriale di Roma Sette sulla tragedia di Casal Palocco che è costata la vita a un bambino di 5 anni. Limiti e regole per il digitale e per la sicurezza stradale sono da auspicare, ma non bastano

La tragedia di Casal Palocco – con la morte di un bambino di 5 anni e lo schianto di alcuni ventenni impegnati in una sfida estrema a bordo di un Suv – non può non interrogarci. Il luogo dell’incidente è pieno di fiori, biglietti, oggetti in ricordo del piccolo; il quartiere testimonia la sua solidarietà; il vescovo ausiliare unisce la sua preghiera. Risalta in questa vicenda la vertigine della velocità e del denaro e di un consenso ottenuto con dei clic. Quella vertigine che fa astrarre dalla realtà chi si rende protagonista di sfide estreme con l’assillo del consenso facile e la ricerca di guadagni altrettanto facili.
L’incidente porta alla luce nel modo più tragico il fenomeno delle sfide degli youtuber, non tutte così estreme come quella di rimanere su una Lamborghini per 50 ore consecutive ma sempre più indicative della deriva che un certo utilizzo dei social e del digitale sta avendo. C’è qualcosa di “malato”, evidentemente, se al primo posto c’è un like come obiettivo fino alla prossima sfida, in un turbinio di emozioni che non lascia fiato e testa per ragionare su che vita sia. In fondo questo clima è nell’aria che si respira, dove abita e si agita il distorto desiderio di chi cerca il superamento del limite e riceve consensi per tale “scelta”. Cos’è che davvero si mette in conto quando si programma una sfida, rispetto alla propria vita e a quella degli altri? Qual è l’idea di libertà che c’è dietro e quale quella di vita? Quanto vuoto vi si cela?
Ciò che è accaduto spinge in primo luogo a riflettere su quanto ormai, in molti casi, non si pensi più alle conseguenze delle proprie azioni, immersi totalmente nel sentire di questo tempo in cui libertà spesso non si coniuga più con responsabilità, con l’effetto che tante scelte non meditate si infrangono altrettanto spesso sulle vite altrui inermi e mettono a rischio la propria vita in nome di una falsa idea di libertà.
Quest’ultima, infatti, non si rivela nella clamorosità delle scelte ma in quel sottile crinale che la lega alla capacità di rispondere al senso del proprio stare al mondo. In questo contesto ad essere malata è anche la relazione con l’altro, se incasellata nei numeri dei like e dei follower e delle remunerazioni da pubblicità. Il denaro, il successo, la fama divengono criterio supremo, sul grande oceano digitale di Youtube animato soprattutto dai giovani, dove appare tutto e il contrario di tutto. Con il sostegno concreto di inserzionisti e sponsor che premiano ciò che attira di più l’attenzione.
Il monito di Pier Paolo Pasolini sulla società dei consumi come «nuovo fascismo», che risale a quasi cinquant’anni fa, risuona drammaticamente attuale. Quando parlava di una «civiltà dittatoriale» che «ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali». È l’omologazione, la schiavitù al potere del Mercato. Con il rischio evocato da Boris Pasternak: «Aderire pienamente al tipo è l’estinzione dell’umano».
Certamente limiti e regole per il digitale sono da auspicare, così come maggiori tutele per la sicurezza stradale, ma non bastano. Se qualcosa, dentro, si è scollato, non c’è norma che basti. C’è altro da fare per ricucire quel legame d’amore così vitale per l’espressione autentica della propria umanità. Amore per se stessi, per la vita, per gli altri. Viene da pensare a quanto diceva il cardinale Matteo Zuppi ai funerali della moglie di Romano Prodi, Flavia Franzoni: «Solo un legame d’amore vero ci rende liberi».
Vero perché aiuta ad armonizzare libertà e responsabilità e porta a capire che l’altro, anche fosse estraneo, ci appartiene. Un legame d’amore vero non può che fare del bene. Chi lo vive sa far maturare l’attesa senza la smania del possesso o del like agognato, non rincorre ciò che piace a tutti i costi, non si nutre di narcisismo, aspira alla felicità senza dimenticare gli altri. Un legame d’amore vero può solo essere fonte di vita buona.





Da agensir.it

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