I 90 anni di Ruini, dal Vangelo una cultura che dà vita

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Per 16 anni ha guidato la Conferenza episcopale italiana, il porporato nato a Sassuolo il 19 febbraio del 1931, fu strettamente legato a San Giovanni Paolo II che lo ha nominato vicario per la diocesi di Roma. Nell’intervista a Vatican News dice: Papa Francesco sta mostrando a tutti il volto materno della Chiesa

Debora Donnini e Luca Collodi – Città del Vaticano

La missione di annunciare il Vangelo e l’importanza di ridare pieno diritto di cittadinanza, nel dibattito pubblico, alla cultura cristiana. Con un dialogo aperto, ma non subalterno, sui grandi temi che toccano profondamente la vita dell’uomo. È in questa dinamica che si dipanano pensiero e azione del cardinale Camillo Ruini, giunto oggi al traguardo dei 90 anni.

La questione antropologica                           

Fondamentale per lui la questione antropologica in una società in cui si tende, diceva, “non soltanto a interpretare l’uomo, ma soprattutto a trasformarlo”, “nella stessa realtà biologica e psichica”, secondo una concezione “puramente naturalistica o materialistica”. Da qui il senso del “progetto culturale”: in primo luogo “mettere in rapporto la fede cristiana con quella ‘questione antropologica’ che sembra essere la sfida più radicale del nostro tempo”. Una sfida che interpella non solo i cristiani ma anche “quanti ritengono di non poter rinunciare alla centralità della persona umana”.

La missione

Cruciale, dunque, per il cardinal Ruini, la chiamata all’annuncio di Gesù Cristo. In una Lettera del 2008 sui suoi anni come vicario per la diocesi di Roma – a lui indirizzata in occasione dei 25 anni di ordinazione episcopale – Benedetto XVI ricordava tra l’altro “la celebrazione della Missione cittadina in preparazione al Grande Giubileo del 2000”, una missione che, proseguiva, “ha visto il popolo di Dio non solo destinatario ma attivo protagonista. Poi lo stesso Giubileo, che ha avuto il suo momento di maggiore evidenza nella XX Giornata Mondiale della Gioventù: indimenticabile esperienza di Chiesa per la quale molto si deve alla Diocesi di Roma”.

Il ringraziamento del cardinale Bassetti

“Eminenza, il Suo è stato vero amore alla Chiesa, alle persone che formano la comunità cristiana, agli uomini e alle donne che hanno abitato la Sua storia e non solo. Resta come consegna alle future generazioni la Sua capacità di custodire gli insegnamenti del Concilio Vaticano II”, scrive il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in un messaggio di auguri in cui ringrazia anche il porporato “per la Sua testimonianza e per il Suo servizio alla Conferenza episcopale italiana. Dapprima segretario generale e poi presidente, ha contribuito con sapienza e cura a rafforzare i legami ecclesiali, sociali e culturali della nostra Chiesa e del nostro Paese”.

La vita e l’impegno

Nato a Sassuolo, in provincia di Modena, il 19 febbraio 1931 e ordinato sacerdote l’8 dicembre 1954, studia Filosofia e Teologia alla Gregoriana di Roma ed è alunno dell’Almo Collegio Capranica. Nel 1983 fu nominato ausiliare per le diocesi di Reggio Emilia e Guastalla e in quello stesso anno ricevette l’ordinazione episcopale. Poi segretario generale della Conferenza episcopale italiana nel 1986 e dal ’91 al 2007 presidente. Sempre nel 1991 fu creato cardinale e per 17 anni, dal ’91 al 2008, fu vicario del Papa per la diocesi di Roma.

Tra i numerosi incarichi nel corso degli anni, figura quello di gran cancelliere della Pontificia Università Lateranense, relatore alla prima Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi del ’91, membro del Comitato del Grande Giubileo dell’Anno 2000. Dal gennaio 2008, nell’ambito della CEI, è presidente del Comitato per il progetto culturale. È anche presidente della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje costituita presso la Congregazione per la Dottrina della Fede (17 marzo 2010).

Nell’intervista rilasciata a Radio Vaticana nel giorno dei suoi 90 anni, il cardinale Camillo Ruini riflette su alcuni aspetti dell’attualità – la pandemia, la crisi demografica – e torna a riflettere sui momenti salienti dell’attività pastorale e delle scelte che hanno orientato la Chiesa italiana ai tempi della sua guida.

R.- Una linea di rapporto tra fede e cultura era la cosa più importante del ‘Progetto Culturale’. Come diceva Giovanni Paolo II, una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente pensata, non integralmente vissuta e quindi bisognava aiutare la Chiesa stessa, le diocesi, i fedeli, i sacerdoti a pensare anche in termini culturali la propria fede. Rendere, cioè, la fede capace di indirizzare le scelte concrete della vita in tutti gli ambiti.

Ascolta l’intervista al cardinale Camillo Ruini

Cardinale Ruini, di fronte al pensiero moderno e ad un mondo che cambia, il Vangelo che cosa ci insegna?

R. – Il Vangelo ci insegna delle verità eterne, ci insegna il rapporto con Dio. Anzitutto che Dio ama l’uomo, che Dio ama l’uomo, questo è fondamentale. Perché l’annuncio di Gesù è sì i due 2 comandamenti ‘ama Dio sopra ogni cosa’ e ‘ama il prossimo come te stesso’, ma alla base  dei due comandamenti c’è il Vangelo, che si chiama Vangelo perché vuol dire lieto annuncio. E questo lieto annuncio è l’annuncio del regno di Dio, cioè dell’amore di Dio che salva gli uomini in Gesù Cristo.

Lei è sempre stato favorevole ad una Chiesa in dialogo con il mondo…

R. – Certamente. Bisogna ascoltare, saper rispondere e rispondere in modo concreto e pertinente, in modo che tutti possano capire quali sono le conseguenze che la fede ha per la vita.

Le scelte etiche sono ancora importanti nella vita odierna?

R. – Sono sempre fondamentali. Sono irrinunciabili, perché il Vangelo comprende l’etica, l’etica cristiana è nel Vangelo stesso. Basta leggere il discorso della montagna e si vede quante cose il Signore ci insegna e ci chiede riguardo all’etica.

Cardinale Ruini, lei è stato promotore della costruzione di nuove chiese nelle periferie delle grandi città…

R. – Certo, proprio quello. Nelle periferie anche in senso geografico delle città. A Roma abbiamo costruito più di 50 chiese nuove nei miei 17 anni e mezzo in cui sono stato vicario e prima, il cardinale Poletti ne aveva costruite forse anche qualcuna di più. Quindi 110 chiese e  non è tutto finito, perché ci sarebbero ancora, io credo, ancora una ventina di chiese da costruire. Lei tenga presente che Roma, 150 anni fa era una piccola città di 200 mila abitanti. Oggi ha tre milioni di abitanti e quindi prima bastavano le chiese del centro, poi abbiamo dovuto coprire tutta la periferia.

Cardinale Ruini, l’otto per mille ha permesso alla Chiesa italiana di realizzare una carità organizzata che ora, in tempo di pandemia, sta  rivelando tutta la sua importanza…

R. – Una duplice carità. Una carità in Italia e carità nei Paesi del Terzo mondo dove abbiamo potuto dare tanti aiuti, tanti aiuti, che credo siano stati fondamentali per le Chiese di quei Paesi.

Lei è un attento lettore dell’Enciclica di Papa Francesco Fratelli tutti. Perché?

R. – Sì. Mi è piaciuta moltissimo per il concetto fondamentale che tutti siamo fratelli avendo Dio come nostro unico Padre.

Nel giorno del suo 90.mo compleanno che augurio fa al popolo italiano?

R. – Al popolo italiano auguro non solo di uscire dalla pandemia, ma ancora più di uscire dalla sua crisi demografica, che è la crisi più grave, perché non ci sono più figli e un popolo senza figli è un popolo che muore. Tutto il resto non può sostituire questo fatto fondamentale. Quindi auguro di avere più fiducia in Dio e fiducia nella vita e quindi di trasmette la vita fisica e anche morale dell’educazione cristiana.

Qual è l’importanza della Chiesa oggi in Italia?

R. – L’importanza della Chiesa in Italia e in tutto il mondo è sempre la stessa. La Chiesa è voluta da Cristo, Dio Padre, non per se stessa ma per evangelizzare, per portare a tutti gli uomini la buona novella, la buona notizia, che è l’amore di Dio che è in Cristo che muore e risorge per noi.

Lei ha conosciuto tre Papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco…

R. – Guardi. Io ho lavorato moltissimo con Giovanni Paolo II, adesso è stato già da tempo santificato. È veramente stato una grande grazia per la mia vita. Giovanni Paolo II è il Papa che ha lanciato la nuova evangelizzazione. Sono stato meno anni al servizio di Papa Benedetto, circa 3 anni, perché dopo sono andato in pensione, ma Papa Benedetto è il grande teologo che ha illuminato la teologia della Chiesa e penso ai suoi libri su ‘Gesù di Nazareth’, perché sono testi di estrema importanza. Papa Francesco è diventato Papa quando io ero già 82.enne, quindi non avevo più nessun incarico. Però, Papa Francesco sta facendo tanto bene alla Chiesa e sta mostrando il volto materno della Chiesa verso tutte le persone, specialmente gli umili e i più poveri.



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