Hebdomada Papae: il Gr in latino del 13 febbraio

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Le notizie vaticane in lingua latina, con traduzione in italiano, anche in onda ogni domenica alle 17.30. Questa edizione si apre con la celebrazione dei 90 anni di Radio Vaticana e l’editoriale del prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini. Poi la ripresa dell’Angelus del Papa dalla finestra dello studio del Palazzo Apostolico e la vicinanza di Francesco all’udienza generale alle famiglie colpite dalla tragedia sull’Himalaya

“HEBDOMADA PAPAE”

Notitíae Vaticánae Latíne rédditae

Die décimo tértio mensis Februá­rii anno bis millésimo uno et vicésimo

(TÍTULI)

Nonagínta annos Statiónis Radiophónicae Vaticánae. Praeféctus Páulus Ruffini ait: vis affábilis verbi dicti et auscultáti.

In Oratióne Angélica Papa dénuo appáret in fenéstra spectánte ad Forum Sancti Petri: míssio Ecclésiae, dicit, propínquitas est.

Orátio Francísci Papae pro víctimis calamitátis Himaláiae.

Salútem plúrimam ómnibus vobis auscultántibus dicit Catharína Agorelius et felíciter vobis audiéntibus núntios Latína lingua prolátos.

Ascolta il giornale radio in latino

(NOTÍTIAE PRAECÍPUAE)

In memorándum nonagésimum anniversárium diem Statiónis Radiophónicae Vaticánae, die duodécimo mensis Februárii anno millésimo nongentésimo tricésimo primo institútae, Praeféctus Dicastérii pro Communicatióne Páulus Ruffini recordátur novitátem et identitátem “vocis Papae pro mundo”. Réfert nobis Alexánder De Carolis.

Haec “vis affábilis verbi dicti et auscultáti” praebet Statióni Radiophónicae Vaticánae, nonagínta elápsis annis ab eius institutióne, “prospéctum futúri témporis missionárii”. Páulus Ruffini, Praeféctus Dicastérii pro Communicatióne mémorat hoc, in núntio pro anniversário die statiónis radiophónicae “vocis Papae pro mundo univérso”. Post unum fere sǽculum, Státio radiophónica a Papa Pio Décimo primo institúta et a Gugliélmo Marconi designáta ac constrúcta, restat “in futúrum tempus proiécta”, “suam novitátem identitatémque consérvans”. In suo ácido desoxyribonucléico (vel in sua téssera vitae), explanávit Ruffini, exstat “ópera pro Ecclésia, Papa et hómine ubicúmque est” et sensus “históriae quae transívit fere totum saeculum praetéritum, réstitit fascísmo et communísmo, Secúndum bellum mundánum ac Bellum frígidum transgréssa est”. Est “radix fortis” de qua “crescit arbor Notitiárum Vaticanárum, páginae interrétis quae narrant res Ecclésiae ac magistérium Papae in quadragínta tribus línguis, quae anno bis millésimo vicésimo hábuit ducéntas quinquagínta milliónes paginárum lectárum in univérso orbe terrárum”.

Inclináre ánimum in doléntem ut ille sublevétur, hoc est modus agéndi et óptio praecípua Fílii Dei, sicut opórtet ut sit Ecclésiae. Haec est cogitátio quam Papa hábuit in litúrgia dominicáli, die séptimo mensis Februárii, in meditatióne ante Oratiónem Angélicam, íterum recitátam post unum mensem, de fenéstra eius cubículi scriptórii, fidélibus in Foro eum salutántibus. Refert Monia Parente.  

Sanatio. Hoc est verbum praecípuum quintae domínicae Per annum, qua Francíscus Papa in Oratióne Angélica íterum salutávit de fenéstra sui cubículi scriptórii fidéles in Foro Sancti Petri, post unum mensem quo solum televisífica imágine transmíssa est e Bibliothéca Aedium Pontificiárum. Omne íncipit, notat Papa, e domo Simónis ac a sanatióne socrus eius lecto febricitántis; narrátio e qua Papa éxcipit “dulcédinem” gestus Iesu medéntis et Eius potestátem. “Curáre aegrótos cuiúsque géneris pars íntegra est missiónis Ecclésiae, sicut illíus Iesu erat”, elátius expréssit Póntifex, éxplicans “hanc missiónem esse in ferénda lenitúdine Dei dolénti géneri humáno”. In fine Oratiónis Angélicae Papa quaesívit curam tutelámque pro migrántibus minóribus in mundo univérso quos comitári opórtet ne “desint débita cura ac aptíssimi modi operándi”.

(NOTÍTIAE BREVÍSSIMAE)

In fine catechésis audiéntiae generális die décimo mensis Februárii, Papa patefécit propinquitátem víctimis calamitátis, die domínico praetérito hábitae, in Himaláia, atque orávit pro operáriis defúnctis.

Finis fit húius editiónis, conveniémus íterum próxima hebdómada.

“HEBDOMADA PAPAE”

Notitiae Vaticanae Latine redditae

13 febbraio 2021

(TITOLI)

I 90 anni di Radio Vaticana. Il prefetto Paolo Ruffini: la forza gentile della parola detta e ascoltata

All’Angelus il Papa torna ad affacciarsi su Piazza San Pietro: la missione della Chiesa, dice, è la vicinanza

La preghiera di Francesco per le vittime del disastro sull’Himalaya

Un cordiale buongiorno a tutti voi da Katarina Agorelius e bentrovati a questa edizione del notiziario in lingua latina.

(SERVIZI)

Per il 90.mo anniversario della Radio Vaticana, creata il 12 febbraio 1931, il prefetto del Dicastero per la Comunicazione Ruffini ricorda l’originalità e l’identità della “voce del Papa per il mondo”. Ce ne parla Alessandro De Carolis.

È la “forza gentile della parola detta e ascoltata” a dare alla Radio Vaticana, a 90 anni dalla sua fondazione, “la prospettiva di un futuro missionario”. A ricordarlo, in un comunicato per l’anniversario dell’emittente “voce del Papa per il mondo intero” è il prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini. Dopo quasi un secolo, la Radio fondata da Pio XI, progettata e costruita da Guglielmo Marconi, rimane “proiettata nel futuro”, “conservando la sua originalità e la sua identità”. Nel suo Dna, ha spiegato Ruffini, c’è “il servizio alla Chiesa, al Papa e all’uomo dovunque si trovi” e il senso di “una storia che ha attraversato praticamente tutto il Novecento, che ha resistito al fascismo e al comunismo, che ha superato la seconda guerra mondiale e la guerra fredda”.  È la “radice forte”, sui cui “sta crescendo l’albero di Vatican News, il sito internet che racconta le storie della Chiesa ed il magistero del Papa in 43 lingue, e che nel 2020 ha avuto 250 milioni di pagine lette in tutto il mondo”.

Chinarsi su chi soffre per farlo rialzare, questo è lo stile e la scelta preferenziale del Figlio di Dio, come deve esserlo della Chiesa. Questa la lettura che il Papa ha dato alla Liturgia di domenica 7 febbraio nella riflessione che ha preceduto l’Angelus, recitato, dopo oltre un mese, nuovamente dalla finestra del suo studio salutato dai fedeli in Piazza. Il servizio a Monia Parente.

Guarigione. È questa la parola centrale della quinta domenica del Tempo ordinario, in cui Francesco all’Angelus è tornato a salutare i fedeli in Piazza San Pietro dalla finestra del suo studio, dopo un mese di dirette streaming dall’interno della Biblioteca del Palazzo Apostolico. Tutto comincia, osserva il Papa, dalla casa di Simone e dalla guarigione di sua suocera a letto con la febbre, un racconto da cui il Papa fa emergere la “dolcezza” del gesto risanante di Gesù e il suo potere. “Prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa come lo era di quella di Gesù”, ha sottolineato il Pontefice spiegando che “questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente”. Al termine dell’Angelus il Papa ha chiesto cura e protezione ai minori migranti non accompagnati in tutto il mondo affinché “non manchino la doverosa cura e i canali umanitari preferenziali”.

(NEWS)

Al termine della catechesi dell’udienza generale del 10 febbraio il Papa ha espresso vicinanza alle vittime della calamità accaduta domenica scorsa sull’Himalaya e ha pregato per gli operai defunti.

È tutto per questa edizione, alla prossima settimana.



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