Funerali di Nadia, missionaria uccisa in Perù: “la sua vita è un seme nel cuore di tanti ragazzi”

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Al palazzetto dello sport di Schio l’ultimo saluto alla missionaria, tra la commozione di chi l’ha conosciuta e ha vissuto con lei gli ultimi momenti. Monsignor Barbetta, vescovo ausiliare ad Huari: è stata un faro per 80 mila persone che vivono in povertà

Michele Raviart – Città del Vaticano

“Grazie Nadia”, “Aiutaci ad essere contenti in un mondo in cui pochi lo sono”. Questi alcuni dei tanti cartelli esposti all’interno del Palazzetto dello sport di Schio, in provincia di Vicenza, dove ieri pomeriggio sono stati celebrati i funerali della missionaria laica Nadia De Munari, aggredita e uccisa nella stanza da letto della sua missione a Nuevo Chimbote, in Perù.

Una violenza inattesa e immotivata

Circa 1500 le persone presenti – all’interno poche centinaia, distanziati nel rispetto delle norme anti-coronavirus, il resto fuori – che hanno voluto dare l’ultimo saluto alla missionaria dell’Operazione Mato Grosso, che in quell’area povera del Paese sudamericano dirigeva una scuola. Tra di loro vescovi e una quarantina di sacerdoti, provenienti anche da fuori del Veneto, oltre ai genitori della missionaria, Remigio e Teresa e le sorelle Vania e Sonia. “E’ successa una cosa più grande di noi. Nel male e nel bene”, ha ricordato nell’omelia monsingor Giorgio Barbetta, vescovo ausiliare di Huari, in Perù che ha concelebrato il funerale insieme al vescovo di Vicenza monsignor Beniamino Pizziol. “Nel male, perché non ce lo aspettavamo”, ha detto, “una violenza grande, inattesa, immotivata”.

A Chimbote nessuno potrà dimenticare Nadia

Monsignor Barbetta ha ricordato quella tragica giornata, quando Nadia non si è presentata alla Messa mattutina, lei che era la prima. La preoccupazione delle ragazze che la trovano nella sua stanza. L’arrivo all’ospedale. I tentativi di salvarla. “Ma poi è successa una cosa più grande di noi, nel bene”. “Un faro ha illuminato la vita di Nadia”, a partire da Nuevo Chimbote, dove 80 mila persone vivono in baracche fatte di stuoie, spesso senza luce, acqua, fogne”, ha ribadito. “E’ stata fermata dalla violenza mentre correva verso il bene. E questo è più grande di quanto Nadia poteva immaginare. Il suo sangue, la sua vita, sono diventati seme che ha messo radici. A Chimbote nessuno potrà dimenticare Nadia. Un seme che ha messo radici nel cuore di tanti ragazzi”, ha concluso nell’omelia, prima di spegnere simbolicamente una candela, che lei era solita accendere per parlare con Dio insieme ai suoi ragazzi.

Una vita che ha parlato di Dio

“C’è da custodire il messaggio che la tua vita ci ha regalato, che è possibile donarsi agli altri, oltre le nostre capacità, oltre le nostre forze ,in qualcosa che può sembrare assurdo e impossibile agli occhi umani come è stata tutta l’avventura che tu hai vissuto a Chimbote, ma che è bellissima agli occhi di chi guarda verso Dio perché di Dio ha parlato la tua vita, cara Nadia”, ha ricordato invece don Armando Zappa, il sacerdote che ha celebrato Messa quella mattina, “Siamo smarriti persi, però vogliamo percorrere tutta questa strada, ma da soli non ce la facciamo”.

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