Fnsi e Ucsi: dal Papa un monito a tutti i giornalisti

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Al termine dell’Angelus, l’esortazione del Papa ai giornalisti e ai comunicatori a testimoniare la verità. La Federazione Nazionale della Stampa e l’Unione Stampa Cattolica commentano il messaggio del Pontefice, diffuso il 23 gennaio per la 55esima Giornata delle Comunicazioni Sociali: “Serve stare in mezzo alle persone e difendere lo spirito critico”

Alessandro Guarasci – Città del Vaticano

Nel giorno in cui la Chiesa fa memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, Papa Francesco ritornare all’essenza del suo Messaggio per la 55esima Giornata delle Comunicazioni Sociali dal titolo “Vieni e vedi» (Gv 1,46). Comunicare incontrando le persone dove e come sono”. Al termine dell’Angelus di oggi, il Pontefice si è quindi rivolto a tutti i giornalisti e i comunicatori, esortandoli ancora una volta ad “andare e vedere, anche là dove nessuno vuole andare e a testimoniare la verità”.

Oltre la presunzione 

Sono tante le reazioni positive al Messaggio del Pontefice, diffuso sabato 23 gennaio. Per il segretario dell’Unione Stampa cattolica (Ucsi) Vania De Luca si tratta di un “invito a uscire dalla presunzione del ‘già saputo, e a mettersi in movimento per andare a vedere, stare con le persone… Poi, chiede che ogni espressione comunicativa sia limpida e onesta, nella redazione di un giornale come nel mondo del web, nella predicazione della Chiesa come nella comunicazione politica o sociale. Il terzo passaggio è l’invito a ‘consumare le suole della scarpe’, sapendo che un’informazione ‘di palazzo’, autoreferenziale non riesce a intercettare la verità delle cose”. La Federazione Nazionale della Stampa aggiunge che il messaggio del Papa è un monito per tutti i giornalisti.

Giornalisti sempre meno liberi

La stampa ha subito forti limitazioni durante questa pandemia di Covid19. A dicembre Christophe Deloire, segretario generale di Reporter Sans Frontiers (Rsf) scriveva che “quasi 400 giornalisti trascorreranno le vacanze dietro le sbarre, lontano dalle proprie famiglie e in condizioni di detenzione che a volte mettono in pericolo la loro vita”. I numeri diffusi nel rapporto annuale 2020 dell’associazione per la libertà di stampa confermano una tendenza in aumento dal 2015, con un incremento di giornalisti detenuti del 17 percento in cinque anni. Situazioni critiche le troviamo in tanti paesi africani, negli Stati governati da dittature, mente in Occidente spesso sono i poteri economici a limitare la diffusione delle notizie. A livello generale, l’Europa continua ad essere la zona più favorevole per la libertà di stampa, nonostante le situazioni problematiche in alcuni paese Ue e nei Balcani. A seguire le Americhe, anche se non si possono non sottolineare le difficoltà registrate dai media in paesi come Usa e Brasile. Sempre secondo Rsf, l’area Asiatica e Pacifica ha registrato un aumento delle violazioni alla libertà di stampa. Per quanto riguarda l’Italia, il paese guadagna due posizioni, passando dalla 43esima alla 41esima, e nell’analisi viene posto l’accento sugli oltre 20 giornalisti costretti a vivere sotto la protezione delle forze dell’ordine a causa delle minacce ricevute.

Giulietti (Fnsi): difendere lo spirito critico

Per Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) “le sfide che hanno i giornalisti di molta parte del mondo sono le stesse, facciamo parte di un mondo con profonde connessioni. E la prima sfida è difendere lo spirito critico e difendere il ruolo dei mediatori. Nel mondo, e non solo in Italia, crescono quelle forze del sovranismo, del populismo estremista che ritengono i limiti di corpi intermedi, siano i sindacati, siano esse le associazioni,  le parrocchie,  siano essi i giornalisti. I giornalisti che fanno le domande diventano pericolosi per chi ha bisogno del rapporto diretto tra il capo e la folla, pensate alle immagini che avete visto alla TV all’assalto al cuore della democrazia americana. E’ in discussione lo spirito critico e il ruolo del mediatore e questo è l’attacco principale. Sta prendendo piede un giornalismo che va sempre di fretta per una mala interpretazione della rete, come se lo strumento tecnologico eliminasse la necessità di approfondire e di connettere il rapporto tra cose e parole. Però ci sono tante ragazze e tanti ragazzi che hanno passione civile e che non si fanno travolgere”.

Ascolta l’intervista a Giuseppe Giulietti



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