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Diplomazia pontificia, Papa Francesco contro le mine antiuomo

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È l’invito a rifiutare di “guardare all’altro come meramente un nemico da distruggere” quello che Papa Francesco invia, tramite il suo segretario di Stato, alla Quarta Conferenza di Revisione della Concenzione sulle Mine anti-uomo. E si tratta di un messaggio che entra sempre nel tema della deterrenza, una logica che per Papa Francesco va evitata sempre, sia che si parli di nucleare, sia che si parli di qualunque altro tipo di armi.

Nel corso della settimana è stata anche diffusa una intervista al presidente siriano Assad in cui questi indirettamente risponde alla lettera inviata da Papa Francesco a metà di quest’anno; si è tornato a parlare della possibile apertura delle relazioni diplomatiche con la Cina; è stato presentato agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede il Patto Educativo Globale.

                                                MULTILATERALE

Papa Francsco scrive alla Conferenza di Revisione della Convenzione sulle Mine Antiuomo

Gli auspici di Papa Francesco per la Quarta Conferenza di Revisione della Convenzione sulle mine antiuomo sono arrivati a Oslo con una lettera firmata dal Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, e letta il 29 novembre alla conferenza.

Nel messaggio, Papa Francesco ricorda che la convenzione, approvata ormai 22 anni fa, continua ad essere “pioniere di un multeralismo di successo e concreto che con il tempo ha provato la sua valdiità anche riguardo altre armi”. Multilateralismo, si legge ancora nel messaggio, “non guidato da interessi politici, economici o ideologici”, ma piuttosto “dall’imperativo morale di porre la persona umana e un senso di comune responsabilità al centro delle nostre preoccupazioni”.

Il messaggio poi nota che “i conflitti sfigurano i legami tra le persone e gli Stati” e “i civili portano sempre il maggiore peso”, come succede in particolare come è successo con le mine antiuomono, le cui vittime annoverano anche troppi bambini, ricordandoci dunque “la crudeltà e la tragedia dei conflitti”.

Le mine antiuomo “aggiungono un senso di paura” che va insieme al senso di fallimento rappresentato dagli stessi conflitti, e per questo il Cardinale Parolin “ribadisce la chiamata di Papa Francesco a rigettare la tentazione di vedere l’altro come un nemico da distruggere, e non come una persona dotata di inerente dignità”.

L’obiettivo è quello di un mondo libero da mine antiuomo a partire dal 2025, ma questo “non significa un mondo senza vittime”, perché ci sono ancora vittime nelle terre contaminate, dove le mine sono “una costante minaccia nascosta alla sicurezza e il benessere di intere comunità, dei poveri e dei più vulnerabili”.

La Santa Sede chiede assistenza per le vittime, che includa “piena riabilitazione, reintegrazione socio economica, assistenza psicologica e spirituale”, e sottolinea che è importante che la priorità per le vittimi vada altamente oltre la coscienza pubblica.

Per la Santa Sede, l’imperativo è che l’implementazione della convenzione diventi universale, e per questo la Santa Sede fa “appello alle nazioni che non sono parte della convenzione perché vi aderiscano e ne implementino prontamente la lettera lo spirito”.

La Santa Sede nota, infine, che in un mondo sempre più globalizzato e interdipendente “il nesso tra disarmo e sviluppo umano integrale diventa sempre più interdipendente”, e la convenzione mostra questa connessione. Così come “la bonica delle mine, la distruzione degli stoccaggi e l’assistenza alle vittime sono passi connessi ed essiali nel camminare insieme verso il percorso di un mondo libero da mine antiuomo”.

La Santa Sede alla 33esima conferenza internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa

Alla 33esima conferenza internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, la Santa Sede ha lanciato l’allarme: il diritto umano internazionale è “troppo spesso violato in nome della cosiddetta necessità militare o richiesta politica”. Il tema lo ha lanciato l’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU di Ginevra, in un intervento alla conferenza dello scorso 11 dicembre.

L’arcivescovo Jurkovic ha sottolienato con forza che “la globalizzazione dell’indifferenza alla sofferenza degli altri sembra essere la nuova normalità”, e ha ribadito l’importanza che la Santa Sede dà al diritto umanitario internazionale, che va rispettato “in ogni circostanza, chiarificando e rinforzando il Diritto Umanitario Internazionale alla luce delle nuove realtà di conflitto quando questo è appropriato, specialemnte considerando i conflitti armati non internazionali e la protezione delle persone private di libertà”.

Per i prossimi quattro anni, la Santa Sede ha lanciato l’impegno di “continuare a promuovere iniziative per la formazione permanente di cappellani militari nel diritto umanitario internazionale e sviluppare maggiore consapevoleza dei fondamenti etici della legge umanitaria internazionale e di promuoverne lo sviluppo in relazione alla protezione di lavoratori umanitari, personale religioso e luoghi di culto nel contesto dei conflitti armati, specialmente quelli che coinvolgono attori armati non statali.

Ricordando che quest’anno si è celebrato il 70esimo anniversario delle Convenzioni di Ginevra, l’arcivescovo Jurkovic ha detto che “è stato provato, ancora e ancora, che la sola legge non è sufficiente a sradicare conflitti e violenza”, e per questo ha ribadito l’importanza della Clausola Martens, secondo la quale ciò che non è proibito per legge , non è automaticmente accetttabile”.

È un tema importante, che la Santa Sede sviluppa soprattutto guardando al modo in cui “le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale vengono usate come armi”, e facendo riferemento al lavoro sulle LAWS (Lethal Autonomous Weapon System) e chiedendo come questi sistimi “possono rispondere ai principi di umanità e ai dettati della coscienza pubblica”.

Per questo, l’applicazione delle regole dei principi del diritto umanitario internazionale “richiede un giudizio prudenziale nell’interpretazione e puntuale comprensione di contesti e situazioni particolari che non sono programmabile”. La Santa Sede dunque ha chiesto alla comunità internazionale che non faccia mai scendere l’attenzione “sui bisogni dei popoli che si trovano nel mezzo di crisi umanitarie”.

Il Patto educativo globale presentato agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede

Papa Francesco ha lanciato un Patto Educativo Globale, che sarà sviluppato in un grande evento in Vaticano il 14 maggio 2020. Lo scorso 9 dicembre, l’arcivescovo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, ha presentato il patto agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede.

L’iniziativa del Patto Educativo globale è stata lanciata da Papa Francesco in un messaggio pubblicato lo scorso 12 settembre, in cui si richiama anche il Documento sulla Fratellanza Umana che Papa Francesco ha firmato lo scorso 4 febbraio ad Abu Dhabi con il Grande Imam di al Azhar.

L’arcivescovo Zani ha anche delineato, nell’incontro, un percorso di preparazione ed avvicinamento verso il grande evento di maggio. Parlando con Vatican News, l’arcivescovo Zani ha sottolineato che “in questi mesi ci saranno 13 convegni, seminari, forum di preparazione, per approfondire le diverse sfaccettature dell’educazione ed arrivare al 14 maggio con un manifesto da sottoporre ai rappresentanti delle varie espressioni, della vita sociale, civile, politica, religiosa e da lì ripartire con degli obiettivi, che saranno poi l’impegno successivo”.

L’incontro di Papa Francesco con Miguel Angel Moratinos

Papa Francesco ha incontrato lo scorso 9 dicembre ’Miguel Moratinos, già ministro degli Esteri della Spagna e ora Alto Rappresentante dell’UNAOC, che l’iniziativa delle Nazioni Unite Alleanza delle Civiltà. Moratinos era già stato in Vaticano lo scorso 10 maggio, per un incontro con il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

Secondo un portavoce dell’Alto Rappresentante, Moratinos ha riportato a Papa Francesco l’attuale piano di lavoro di Alleanza delle Civiltà come del Piano di Azione per Salvaguardare i Siti Religiosi che è stato affidato dal segretario generale delle Nazioni Unite ad Alleanza di Civiltà.

Moratinos ha anche parlato della dichiarazione di Abud Dhabi, e lo ha definito “un documento unico nel riflettere il vero significato del dialogo tra fedi”, documento che è stato incluso come uno dei punti fondanti del piano nel Piano di Azione delle Nazioni Unite per la Salvaguardia dei Siti Religiosi. La fase di implementazione del piano – ha detto Moratinos – vedrà un ruolo fondamentale dei leader religiosi e di attori religiosi che rappresentano tutte le denominazione di fede.

Moratinos ha anche fatto riferimento al suo incontoro a New York con il Segretario Generale dell’Alto Commissario per la Fraternità Umana, e reiterato la sua disponibilità a supportare e collaborare con i membri del comitato per dare effetto al documento.

L’Allenza delle Civiltà fu proposta nel 2005 dall’allora Primo Ministro Spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero durante la 59esima Assemblea Generale dell’ONU. L’allora primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, co-sponsorizzò l’iniziativa.

Finalità dell’UNAOC è quello di opporsi all’estremismo attraverso il dialogo e la cooperazione interculturale e interreligiosa, in particolare per le tensioni tra occidente e mondo islamico.

                                                FOCUS MEDIO ORIENTE

Assad risponde a Papa Francesco

In una intervista alla tv pubblica italiana, il presidente siriano Bashar al Assad ha detto di aver risposto alla lettera che gli aveva inviato Papa Francesco. I contenuti della lettera di Papa Francesco, inviata lo scorso 22 luglio, non sono stati resi noti,

ma il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, aveva voluto mettere in chiaro che “la grande preoccupazione della Santa Sede è sempre umanitaria. Noi ci muoviamo fondamentalmente su quel piano, in quella visione e in quella prospettiva”.

Nella lettera, Papa Francesco esprimeva la sua preoccupazione in particolare per la situazione umanitaria ad Idlib, e chiedeva ad Assad di fare “gesti significativi” per terminare il conflitto. Assad ha commentato che il Vaticano “potrebbe non avere una immagine completa di quello che sta succedendo” e ha detto di aver scritto al Vaticano speigando la situazione in Siria, che “è molto più complicata per via della presenza di più attori nel conflitto, che hanno lo scopo di prolungarlo e convertirla in una guerra di logaramento”.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

Nicaragua, la denuncia dei vescovi

Ancora la voce dei vescovi contro la situazione in Nicaragua. L’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, il vescovo Abelardo Mata di Esteli ha incontrato i giornalisti al termine della Messa, informandoli di quello che è successo nella sua diocesi.

Il 7 dicembre era stato arrestato padre Roman Alcides Pena Silva, parroco della chiesa di Jicaro, arrestato il 7 dicembre e rimasto detenuto circa 12 ore con l’accusa di “turbare l’ordine pubblico”. Il vescovo Mata si è adoperato personalmente per la sua liberazione.

Il vescovo Mata ha anche fatto notare che la polizia è sempre presente con numerosi agenti di fronte la sua cattedrale, con l’intento di intimidire i fedeli. Il vescovo Mata ha denunciato che “il governo ha paura che il popolo si esprima, perché sa che non è d’accordo con i programmi proposti. E ci sono tante testimonianze. Ho visto tanti sfilare con le bandiere, e proprio due giorni fa un giovane, alla sua laurea, portava una bandiera macchiata di sangue. Non sapevo che questo ragazzo avesse partecipato ad una delle marce e che un suo compagno fosse stato ucciso, colpito alla testa. È caduto tra le sue braccia e lui lo ha avvolto con la bandiera che portava. Non ha mai voluto lavarla, e nel giorno della laurea l’ha portata sull’altare, perché è il dolore di un popolo che chiede la guarigione”.

Chi ha rappresentato Papa Francesco all’insediamento del nuovo presidente di Argentina?

Non è ancora stato nominato il nunzio in Argentina, dopo la morte, lo scorso giugno a Roma, dell’arcivescovo Leon Kalenga, da poco inviato come nunzio in Argentina. Tuttavia, il 10 dicembre si è insediato come presidente Alberto Fernandez, e la Santa Sede doveva avere un inviato. Questo è stato l’arcivescovo Martin Krebs, nunzio apostolico in Uruguay. Sessantre anni, l’arcivescovo Krebs è ambasciatore della Santa Sede in Uruguay dal 2018. Nel 2015, in un’altra vacanza della nunziatura, Papa Francesco aveva designato l’arcivescovo Eliseo Ariotti, nunzio in Paraguay, come rappresentante per la cerimonia del passaggio di consegne tra la presidente uscente Cristina Kirchner e il presidente entrante Mauricio Macrì.

Il nuovo presidente porterà anche alla nomina di un nuovo ambasciatore di Argentina presso la Santa Sede. Lo scorso 5 dicembre, Rogelio Pfirter, ambasciatore di Argentina presso la Santa Sede uscente, è stato in visita da congedo da Papa Francesco. L’ultima iniziativa dell’ambasciatore è stato l’incontro “Riflessioni a partire dalla Dichiarazione sulla Fraternità Umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, organizzato insieme al Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e l’Istituto per il Dialogo Interreligioso in Argentina. Papa Francesco ha anche incontrato i partecipanti all’incontro in udienza.

Il presidente del CELAM incontra il capo della delegazione della Santa Sede al COP25

Il Cardinale Pietro Parolin è stato solo un giorno al COP25 di Madrid (la 25esima conferenza della parti sul cambio climatico), mentre la delegazione della Santa Sede è stata guidata dall’arcivescovo Bernardito Auza, nunzio apostolico in Spagna appena arrivato dalla missione della Santa Sede presso le Nazioni Unite. In fondo, l’arcivescovo Auza ha continuato anche in Spagna il lavoro sul multilaterale che ha portato avanti nei suoi anni a New York.

Lo scorso 9 dicembre, l’arcivescovo Auza si è incontrato con il vescovo Cabrejos Vidarte, presidente del Consiglio Episcopale Latino Americano (CELAM) proprio per parlare del COP25.

I prelati sono “vecchi amici” e hanno avuto un dialogo cordiale, parlando dell’impegno della Chiesa per affrontare il cambio climatico, la Cura per la Casa comune la Chiesa in America Latina e i Caraibi.

Il nunzio in Messico appoggia la strategia del governo

La strategia di sicurezza che rafforza il governo federale in Messico “sembra essere la via corretta”, l’arcivescovo Franco Coppola, “ambasciatore del Papa” nel Paese.

L’arcivescovo Coppola ha parlato a margine della presentazione del libro “Un cammino per la pace” del sacerdote Jorge Atilano Gonzalez.

Il nunzio ha ricordato che “quando arrivai tre anni fa, la segreteria degli Affari esteri mi ha fatto sapere molto amabilmente che non era consigliabile parlare di violenza, dava una cattiva immagine.. In questo ultimo tempo c’è più libertà, e quindi dobbiamo dare conto di questo. Però non penso che la violenza si sia abbassata nel Paese”.

Alla base della violenza, per l’arcivescovo Coppola, c’è la “decomposizione del tessuto sociale”. Il nunzio ha poi lodato il presidente Andrés Manuel Lopaz Obradar per affrontare le cause della problematica, mentre l’Istituto Messicano di Dottrina Sociale Cristiana ha sottolineato che la relazione con il capo dell’esecutivo è molto buona”.

 

                                                FOCUS ASIA

Il ministro degli Esteri uzbeko in Vaticano

Abdulaziz Kamilov, ministro degli Esteri di Uzbekistan, è stato ricevuto l’11 dicembre in Vaticano per un colloqui con il suo omologo vaticano, il Segretario per i Rapporti con gli Stati, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher.

L’incontro avviene nell’ambito di una visita di Kamilov, il quale è stato a Roma per vari incontri tra l’11 e il 13 dicembre. Tra i temi di discussione con il Vaticano, la possibilità di ulteriori relazioni bilaterali Uzbekistan – Santa Sede. Attualmente, la nunziatura dell’Uzbekistan è collegata a quella a Mosca, e il nunzio è l’arcivescovo Celestino Migliore. La presenza cattolica in Uzbekistan è costituita da circa 3.000 battezzati, distribuiti nelle cinque parrocchie locali: ai circa 700 fedeli attivi a Tashkent (la capitale), se ne aggiungono altri presenti tra Samarcanda, Bukhara, Urgench e Fergana.

Secondo un comunicato del ministero degli Affari Esteri uzbeko “le parti hanno notato con soddisfazione la natura dinamica delle relazioni bilaterali cominciate nell’ottobre 1992”, e hanno notato che “l’armonia interetnica e la tolleranza religiosa prevalgono in Uzbekistan”, e questo è un punto cruciale per portare le relazioni tra Santa Sede e Tashjent a “un livello qualitativo nuovo”

Other issues on bilateral and international agenda were also considered at the meeting.

Verso relazioni diplomatiche con la Cina?

L’arcivescovo Marcelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze, ha aperto all’idea di una possibile apertura delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Cina, sottolineado che “Papa Francesco ha amore e confidenza per la Cina e la Cina ha fiducia in Papa Francesco”.

L’arcivescovo ha parlato durante una conferenza su donazione e trapianto di organi a Kunming, capitale della provincia di Yunnan della Cina. Il tema del trapianto di organi è uno dei temi su cui lavora la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali e viene utilizzato anche per un avvicinamento con Pechino.

La questione del trapianto degli organi gestita da Francis Dalmonico, della Organizzazione Mondiale della Sanità, che è anche membro della Pontificia Accademia delle Scienze vaticana. È Dalmonico ad aver dichiarato al Global Times che il Papa ha incoraggiato l’Accademia a continuare a lavorare con la task force della Organizzazione Mondiale della Sanità e i leader della Società di Trapianti per combattere il traffico di organi.

La legge cinese del 2015, che proibisce l’uso di organi da prigionieri condannati a morte e proibisce a pazienti stranieri di usufruire di trapianti di organi nello Stato, è considerata un modello.

Al di là delle dichiarazioni, i rapporti diplomatici tra Santa Sede e Cina sembrano ancora un obiettivo lontano. Tra l’altro, la Santa Sede dovrebbe abbandonare la nunziatura di Cina, che ha sede a Taipei, dove c’è uno chargée d’affairs da quando lo Stato non è riconosciuto dalle Nazioni Unite. La Santa Sede è una delle 22 nazioni che riconoscono Taiwan.

Si è parlato anche di una possibile riduzione del rango della nunziatura a Taiwan, con lo stabilimento in Cina di un ufficio per gli affari culturali, favorito anche dalla politica culturalec che ha visto i Musei Vaticani e il Pontificio Consiglio della Cultura recarsi in Cina. Tutto però è in alto mare, e si deve prima verificare l’andamento dell’accordo provvisorio sulla nomina dei vescovi, i cui termini sono confidenziali e che hanno portato alle prime nomine episcopali in Cina.

Il governo cinese ha mostrato, da parte sua, apprezzamento per i gesti di Francesco. In particolare, durante l’ultimo viaggio in Thailandia e Giappone, il Papa ha inviato un telegramma al popolo di Taiwan, e non riferendosi al Paese come una nazione, e ha smorzato i toni del telegramma che ha inviato ad Hong Kong, sebbene non sia consuetudine inviare telegrammi a capi di territori e non di nazioni.

L’arcivescovo Caccia riceve l’ordine di Sikatuna partendo dalle Filippine

L’arcivescovo Giordano Caccia ha terminato il suo incarico da nunzio apostolico nelle Filippine, e alla visita di congedo al presidente Rodrigo Duterte ha ricevuto da questi l’Ordine di Sikatuna. L’arcivescovo Caccia è stato nominato osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite di New York.

Ringraziando, l’arcivescovo Caccia ha detto che non pensa “troverà in alcun altro posto al mondo un popolo così amichevole, sorridente, aperto, affezionato e dove come qui nelle Filippine”.

                                                FOCUS EUROPA

I vescovi scozzesi ribadiscono l’importanza dei temi della vita

In vista delle elezioni generali del Regno Unito, che si sono tenute il 12 dicembre, i vescovi scozzesi hanno inviato una lettera per sottolineare ancora una volta che il diritto alla vita è fondamentale.

Si legge nella lettera che “dovremmo chiedere ai candidati di riconoscere la vita umana dal momento del concepimento a quello della morte naturale e di promuovere atti legislativi che proteggano la vita in ogni momento, inclusa la protezione del bambino non nato e assicurandosi che madre e bambina siano accettati e amati”.

I vescovi hanno fatto sapere di non supportare alcun partito politico o candidato, ma hanno comunque messo in chiaro che aborto, suicidio assistito ed eutanasia sono sempre “moralmente inaccettabili”, e che tutti i politici dovrebbero ricevere pressioni per “resistere alla depenalizzazione dell’aborto, che porta all’aborto su richiesta per molte ragioni”.

Non solo. L’Ufficio Parlamentare Cattolico, che è una agenzia della Conferenza Episcopale Scozzese, riporta suo sito i voti dei politici in diverse leggi, inclusa, appunto, i temi “caldi”, dall’aborto, fino al matrimonio omosessuale.

Secondo i vescovi, la lettera “permette di andare a rivisitare la Dottrina Sociale della Chiesa e così connettere il nostro voto alla nostra fede cattolica”.

Tra i temi della lettera, anche il problema della crescita dei senza tetto e l’affidarsi alla “banche del cibo”, non ché il limite governativo a concedere credito a famiglie con due figli che colpisce in maniare disproporzionale le famiglie religiose.

In Scozia, i cattolici rappresentano circa il 10 per cento di una popolazione di 5,4 milioni, mentre il 18 per cento sono protestanti. La maggioranza degli scozzesi si proclama agnostica.

Temi della visita del Presidente di Montenegro da Papa Francesco

Il primo ministro del Montenegro Dusko Markovic ha visitato Papa Francesco nella mattinata del 14 dicembre.

Prima dell’incontro la Chiesa Ortodossa Serba aveva chiesto a Papa Francesco di affrontare il tema della nuova legge sulla religione che sta per essere promulgata nel Paese. In particolare, il Patriarca Irenej, capo della Chiesa ortodossa serba, avrebbe chiesto a Papa Francesco di non adottare la legge prima di avere il consenso di tutte le comunità religiose del Montenegro.

Nel sito della Chiesa ortodossa serba, si trova una risposta al Patriarca Irenej inviata dal Papa. Vi si legge che “il segretario di Stato, Pietro Parolin, ha personalmente parlato con Markovic, non con lo scopo di interferire con gli affari interni dello Stato montenegrino, ma con la speranza che la legge proposta riguardo le libertà religiose passasse secondo principi democratici”.

L’ufficio di Markovic non ha tuttavia voluto confermare di aver ricevuto la lettera dal Vaticano.

Nella nuova legge, c’è la proposta di registrare come proprietà di Stato tutti gli edifici e i siti religiosi che erano precedentemente proprietà del Regno Indipendente del Montegro prima che diventasse parte del Regno di Serbi, Croati e Sloveni (in seguito chiamato Yugoslavia) nel 1918.

Secondo la legge, le comunità religiose possono tenere le loro proprietà solo se possono dare prove del loro diritto alla proprietà. Questo ha portato la Chiesa Ortodossa Serba ad accusare il governo di voler prendere possesso delle sue proprietà.

Da parte sua, Markovic ha insistito che la legge non è diretta verso nessuna comunità religiosa, e promesso un dibattito parlamentare sulla vicenda il 24 dicembre. Il 21 dicembre, la Chiesa Ortodossa Serba sta pianificando di fare una grande protesta a Niksic, la seconda città del Montenegro, per chiedere di nuovo che la legge sia ritirata.

Anche il Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli si è interessato alla questione, e ha chiesto al Montenegro di ritirare la legge, e così ha fatto il Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa.

La Santa Sede mantiene relazioin cordiali con il Montenegro. Il cardinale Parolin è stato nel Paese a giugno 2018, e si è parlato anche di arprire una nunziatura in Montenegro. Attualmente, il nunzio in Montenegro ha sede a Sarajevo.

L’apertura di una nunziatura andrebbe a rafforzare la presenza della Santa Sede nella regione. Santa Sede e Montenegro hanno aperto formali relazioni diplomatiche nel 2006, e il 24 giugno 2011 le due parti hanno stabilito un accordo che definisce le reciproche competenze e garantisce anche la libertà della Chiesa di erigere la sua gerarchia nello Paese, rispettando le reciproche competenze.

Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee, cosa si è detto all’incontro sulle migrazioni

Era “Comunità locale come modello di accoglienza ed integrazione in Europa” il tema dell’incontro dei direttori nazionali delle Migrazioni delle Conferenze episcopali federate nel Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE). L’incontro si è svolto ad Atene dal 26 al 238 novembre, presieduto dal Cardinale Anders Arborelius, vescovo di Stoccolma e responsabile della sezione migrazioni della Commissione per la Pastorale Sociale del CCEE.

L’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, presidente della Commissione, ha sottolineato che il tema è stato scelto perché “le nostre comunità ecclesiali, spesso con non poca fatica, imparano ad aprire il cuore con generosità, come segno di disponibilità nei confronti degli altri”, ma “la complessità della gestione dei flussi migratori presenta delle sfide che non sono sempre di facile risoluzione e che persino generano tante tensioni all’interno delle nostre stesse comunità”.

L’Arcivescovo Sevastianos Rossolatos di Atene ha affrontato la situazione dei cattolici immigrati in Grecia, sottolineando che “pochissimi hanno preso coscienza che l’arrivo di numerosi immigrati cattolici nella piccola Chiesa Cattolica in Grecia ha portato un grande sconvolgimento. Basta dire che i Greci cattolici in Grecia sono 50.000, mentre gli immigrati cattolici sono oggi almeno 150.000, cosa che non succede in nessuno altro Paese e in nessuna altra Chiesa d’Europa!”

Rossolatos ha aggiunto che “nel centro di Atene con tre parrocchie, oggi prevalgono gli immigrati: con una presenza del 95% di Filippini nella cattedrale, 95% di Polacchi nella parrocchia dei Padri Gesuiti e una presenza proporzionata di africani nella parrocchia dei Padri Assunzionisti”.

Padre Ioannis Patsis, vicepresidente di Caritas Grecia, e monsginor Hovsep Bezazian, amministratore apostolico degli Armeni cattolici in Grecia, hanno parlato del grande lavoro in accoglienza fatto in Grecia del 2015, e i partecipanti all’incontro hanno potuto anche visitare vari luoghi: la Capanna di Betlemme, una casa per i senzatetto della Comunità Papa Giovanni XXIII che qui gestisce anche una casa famiglia; i locali dell’Ordinariato armeno cattolico dove si accolgono i profughi; la Social House nel quartiere di Neos Kosmos, che offre alloggio di lungo e breve periodo in larga parte a famiglie e persone che attendono di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato, di ricongiungersi ai parenti che vivono in altri Paesi oppure di continuare il loro viaggio della speranza verso altre destinazioni.

Si è parlato anche dell’iniziativa il percorso degli invisibili attraverso i vicoli di Atene, un progetto sociale gestito dal giornale di strada greco “Shedia”, in cui i senzatetto diventano guide turistiche in un tipo molto diverso di passeggiata in città.

Padre Fabio Baggio, sottosegretario della Sezione Migranti e rifugiati, ha parlato della mission della ua sezione, che “risponde in primo luogo alla volontà del Santo Padre di servire le Chiese locali, e in particolare le Commissioni Episcopali incaricate della pastorale migratoria, attraverso l’offerta di informazioni affidabili, valutazioni scientifiche e riflessioni teologiche sulle questioni di competenza, la formulazione di direttive pastorali e l’assistenza nello sviluppo di risposte adeguate ed efficaci alle sfide poste dalla migrazione contemporanea in conformità con la dottrina sociale della Chiesa”.

Padre Baggio ha poi delineato le sfide date dai quattro verbi dei migranti (Accogliere, proteggere, promuovere e integrare), e ha presentato il rapporto sulla pastorale dei migranti in Europa, uno studio fatto nel 2018 dalla sezione Migranti e Rifugiati in collaborazione con il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e la Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità Europea (COMECE).

Lo studio ha l’obiettivo di dare informazioni su tutti i servizi forniti da istituzioni e organizzazioni cattoliche – Conferenze Episcopali, diocesi, parrocchie, congregazioni religiose, associazioni e fondazioni cattoliche – a rifugiati, richiedenti asilo, migranti e vittime della tratta nei territori di competenza dei 39 membri della CCEE. Da queste informazioni, sono state identificate alcune ‘buone pratiche’ di accoglienza (sono 23) protezione, promozione e integrazione rivolte agli stessi destinatari.

Russia – Santa Sede, dieci anni di rapporti diplomatici

Il 3 dicembre 2009 sono stati celebrati i dieci anni di rapporti diplomatici tra Russia e Santa Sede.

Punto di svolta delle relazioni tra Russia e Santa Sede fu l’incontro tra l’allora presidente sovietico Mikhail Gorbaciov e Giovanni Paolo II l’1 dicembre 1989, tre settimane dopo la caduta del Muro di Berlino: i due parlarono anche dei passi da fare per cominciare a stabilire relazioni diplomatiche.

Le relazioni tra Santa Sede e Russia hanno comunque radici antiche, e risalgono almeno al XIV secolo, quando la Rus’ moscovita e la Santa Sede cominciarono a interloquire. Nel 1472, Papa Paolo II benedisse il matrimonio tra il Gran Principe di Mosca Ivan III e la principessa bizantina Sofia, Pio IV e Gregorio XIII inviarono continuamente ambasciatori a Mosca.

La Santa Sede fu anche mediatrice della guerra di Livonia del 1558-1583, che coinvolse Russia, Polonia e Svezia.

Russia e Santa Sede stabilirono per la prima volta piene relazioni nel 1816, sebbene la Santa Sede non inviò rappresentanti residenti a San Pietroburgo. Le relazioni diplomatiche si chiusure nel 1866 a seguito della rivoluzione polacca, furono riaperte solo nel 1894, e interrotte definitivamente nel 1917 dopo la rivoluzione sovietica.

I contatti ripresero solo negli anni Sessanta: nel 1967 si decise di portare i contatti a “un livello di lavoro stabile”, tanto che il ministro degli esteri sovietico Andrej Gromykosi incontrò più volte con Paolo VI e Giovanni Paolo II. Nel febbraio 1971, per l’ingresso formale del Vaticano nell’Accordo di non propagazione delle armi nucleari, giunse a Mosca l’arcivescovo Agostino Casaroli, segretario del Consiglio per gli Affari Pubblici della Chiesa, l’architetto della Ostpolitik, la politica diplomatica della Santa Sede con i Paesi oltre la Cortina di Ferro. 

Il disgelo avviene nel periodo della Perestroijka, e poi dal 1990 la Santa Sede invia rappresentanti permanenti a Mosca.

Attuale nunzio della Santa Sede a Mosca è l’arcivescovo Celestino Migliore. Fu lui anche ad organizzare la visita del Cardinale Parolin a Mosca, sulle orme del Cardinale Casaroli.

Qualche risultato la visita lo ebbe: due settimane dopo il ritorno del Cardinale Parolin in Vaticano, un tribunale russo ordinò la restituzione alla Chiesa cattolica di un edificio che era stato sequestrato alla Chiesa dal governo sovietico. Non si trattava di una decisione definitiva, ma era comunque un primo passo.

Il presidente russo Vladimir Putin è stato finora in visita da Papa Francesco tre volte: il 25 novembre 2013, il 10 giugno 2015 e il 4 luglio 2019.

                                                FOCUS AFRICA

Costa d’Avorio, il presidente della Conferenza Episcopale in visita dal presidente

Il 9 dicembre 2019, il vescovo Ignace Bessi Dogbo, presidente della Conferenza Episcopale della Costa d’Avorio, è stato ricevuto dal presidente Henri Konan Bedie. Il vescovo era accompagnatodai padri Charles Olidjo e Hippolyt. I due hanno parlato della situazione sociopolitica in Costa d’Avorio.

 

 

                                                CREDENZIALI

 

Le Lettere Credenziali dell’Ambasciatore di Georgia presso la Santa Sede

Il 12 dicembre, la principessa Khetevane Bagrationi-Orsini, ambasciatore di Georgia presso la Santa Sede, ha presentato le sue lettere credenziali a Papa Francesco. Già ambasciatore di Tbilisi presso la Santa Sede dal 2005 al 2014, la principessa Bagrationi Orsini è stata accompagnata dai suoi collaboratori e da sua madre, di 93 anni, cui Papa Francesco si è dimostrato particolarmente affezionato, suscistando grande simpatia nell’ambasciatore.

Tra i doni dati dall’ambasciatore a Papa Francesoco, un mosaico di un artista georgiano che raffigura il sogno di San Giuseppe, una croce fatta da giovani di Caritas Georgia, organizzazione caritativa che quest’anno ha festeggiato i 25 anni, un libro di scritti georgiani con antichi manoscritti e una bottiglia di vino rosso decorata in maniera elaborata da rifugiati provenienti dall’Ossezia del Sud.

La questione dell’Ossezia ancora brucia, e, nella sua visita in Georgia dello scorso anno, l’arcivescovo Gallagher arrivò fino alla zona del conflitto. Possibile che faccia lo stesso anche il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, che è atteso in Georgia dal 27 al 30 dicembre prossimi.

Discendente dalla famiglia Bagrationi, che ha governato la Georgia dal Medioevo fino al XIX secolo, l’ambasciatore Bagrationi è stata Fondatrice e Presidente dell’Associazione Italo-Georgiana “Scudo di San Giorgio” (1991 – 2005); Collaboratrice con Organizzazioni umanitarie in Georgia: WFP; Caritas, Croce Rossa italiana, Together for Peace (1991 – 2005); Consulente nelle Visite del Presidente Georgiano a Roma e di San Giovanni Paolo II a Tbilisi (1997 – 1999); Ambasciatore presso Santa Sede (2005 – 2014) e Sovrano Militare Ordine di Malta (2010 – 2014).
Le lettere credenziali dell’ambasciatore del Messico

Il 13 dicembre, Alberto Medardo Barranco Chavarria, ambasciatore del Messico presso la Santa Sede, ha presentato le sue lettere credenziali. Giornalista di formazione, ha insegnato giornalismo sia alla Scuola di Giornalismo Carlos Septien Garcia e l’Università Nazionale autonoma del Messico, ed è stato direttore del settimanale cattolico Señal, nonché conduttore e commentatore di programmi radio di taglio politico, economico e culturale di Radio XEQ (Gruppo Radio Centro), tra i quali “Entrelíneas”, “Leyenda Urbana”, “Detrás de la noticia”, e giornalista di carta stampata in varie riviste e quotidiani, con una specializzazione soprattutto di tipo economico.

 





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