Sito Ufficiale

Diplomazia Pontificia, la diplomazia del Concistoro

3


Sono state molte le delegazioni governative in Vaticano in occasione del concistoro del 5 ottobre. Si è trattato di una occasione per poter avere incontri bilaterali e sviluppare scambi. Da segnalare, in particolare, la presenza della delegazione del Marocco e quella dell’Indonesia.

In una settimana che ha visto l’arcivescovo statunitense Joseph Marino nominato presidente dell’Accademia Ecclesiastica (la scuola diplomatica vaticana) e il Nobel per la pace assegnato al premier etiope per l’accordo di pace con l’Eritrea, la Santa Sede è anche intervenuta diverse volte alle Nazioni Unite, nell’ambito di una assemblea generale particolarmente ricca di dibattiti.

                                                CONCISTORO

Concistoro, una delegazione marocchina di alto livello a Roma

La decisione di Papa Francesco di creare cardinale Cristobal Lopez, arcivescovo di Rabat, è stata ben ricevuta dalle autorità marocchine, e in ambienti diplomatici è stato fatto notare che questo è anche un riconoscimento al lavoro sul tema del dialogo interreligioso fatto dal re Mohammad VI. Proprio su mandato del re, una delegazione marocchina di alto livello ha preso parte al Concistoro del 5 ottobre. La delegazione era composta da Nasser Bourita, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; da Ahmed Toufiq, ministro per gli Affari Islamici; e da Rajae Naji, ambasciatore del Marocco presso la Santa Sede. Nell’occasione, è stato anche consegnato a Papa Francesco un messaggio autografo di re Mohammad VI.

Nel messaggio – ha dichiarato il ministro Bourita – “il re ha reiterato la sua soddisfazione per la visita di Papa Francesco in Marocco. Una visita storica per la portata simbolica, il modo in cui si è svolta, i suoi risultati”.

Il ministro ha anche affermato che “la decisione di Papa Francesco di creare cardinale l’arcivescovo di Rabat è da leggersi come un proseguimento della visita del Pontefice nel regno. Nel lungo periodo, è testimonianza della convergenza dei due sovrani sugli ideali di fede attiva, convivenza, compassione, conoscenza e servizio dei più poveri”.

Bourita ha poi detto che il neo cardinale potrà portare, nel Collegio cardinalizio, “non solo un messaggio di fede, ma anche un messaggio di apertura e conoscenza”.

Lo scorso 25 settembre, al termine dell’udienza generale, il presidente della Fondazione Diplomatica del Marocco, organizzazione apolitica, ha potuto incontrare Papa Francesco. Nell’occasione, è stato presentato a Papa Francesco un libro intitolato “Rabat, capitale africana del dialogo interreligioso”, che ha visto anche la collaborazione del nunzio in Marocco, l’arcivescovo Vito Rallo.

Concistoro, l’incontro di Papa Francesco con il vicepremier Carmen Calvo

Il concistoro dello scorso 5 ottobre ha visto l’ingresso tra i porporati di due arcivescovi spagnoli: oltre all’arcivescovo di Rabat, c’era anche il presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, Miguel Ayuso Guixot.

Per l’occasione, il governo spagnolo è stato rappresentato al concistoro dal vicepremier Carmen Calvo, che ha potuto salutare Papa Francesco e successivamente il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

La vicepremier ha definito “molto cordiale” il saluto con il Papa. Non era la prima volta, invece, che Calvo incontrava il segretario di Stato Pietro Parolin. L’ultimo incontro ha avuto luogo in Vaticano ad ottobre dello scorso anno, quando i due parlarono della possibile esumazione del caudillo Francisco Franco dalla tomba nella Valle de los Caidos alla tomba di famiglia nella Cattedrale di Almudema.

Con questi due nuovi cardinali, la Spagna può annoverare otto membri del Collegio Cardinalizio.

L’Indonesia ringrazia Papa Francesco per la creazione di un cardinale indonesiano

Tra i tredici nuovi cardinali, c’era anche l’arcivescovo Ignatius Suharyo Hardjoamotdjo, arcivescovo di Jakarta. E per questo Lukman Hakim Saifuddin, ministro indonesiano per gli Affari Religiosi, ha viaggiato fino a Roma per ringraziare Papa Francesco sia per la scelta dell’arcivescovo di Jakarta come nuova berretta rossa, ma anche per l’impegno della Chiesa cattolica a favore del dialogo interreligioso.

Parlando con Asia News, il ministro ha anche sottolineato l’apprezzamento del governo indonesiano per la Dichiarazione di Abu Dhabi, che “è in grado di contribuire alla pace nel mondo ed esalta uno degli obiettivi che l’Indonesia persegue da sempre: il dialogo e l’armonia tra le religioni moderate”.

Arrivato a Roma l’1 ottobre, il ministro Saifuddin ha incontrato il 2 ottobre Papa Francesco al termine dell’udienza generale, mentre il 3 ottobre è stato ricevuto dal Cardinale Miguel Angel Ayuso Guixot (al tempo ancora arcivescovo) presidente del Pontificio Consiglio del Dialogo Interreligioso.

Nel programma del ministro, anche un viaggio ad Assisi, una visita ai vertici della Grande Moschea di Roma ed un incontro con il personale diplomatico indonesiano di stanza a Roma.

Il governo indonesiano spera che la berretta rossa conferita all’arcivescovo di Jakarta “renda ancora più saldi i rapporti con la Santa Sede”.

L’Indonesia è il più grande Paese islamico del mondo, sebbene l’Islam della zona, l’Islam nusantara, è un particolare tipo di islam che incorpora cultura, tradizioni e sapienza locali, e considera i cattolici come parte integrante della storia indonesiana. Recentemente, è stata anche aperta una università cattolica nell’isola di Flores.

Concistoro, delegazione congolese per il neo cardinale Fridolin Ambongo

È stata composta da oltre 200 persone la delegazione proveniente dalla Repubblica Democratica del Congo per celebrare il neo cardinale Fridolin Ambongo, cui Papa Francesco ha imposto la berretta rossa al concistoro del 5 ottobre. A guidare la delegazione, il presidente Felix Tshisekedi. Ambongo, cappuccino, è conosciuto per il suo lavoro per la democrazia ed è considerato uno degli architetti della transizione democratica della Repubblica Democratica del Congo.

La Repubblica Democratica del Congo è indipendente dal 30 giugno 1960, e da allora ha sempre avuto relazioni tumultuose cono la Chiesa. La speranza è che il Cardinale Ambongo possa svolgere un ruolo di interfaccia per un riavvicinamento tra leader politici rivali.

                                                VATICANO

L’arcivescovo Gallagher si incontra con il ministro degli Esteri paraguayano

L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati, ha ricevuto lo scorso 9 ottobre Antonio Rias Palacios, cancelliere nazionale del Paraguay. Durante l’incontro, secondo una nota del ministero degli Esteri paraguayano, l’arcivescovo Gallagher avrebbe lodato la decisione del governo del Paraguay di mantenere la propria ambasciata in Israele a Tel Aviv, non seguendo l’esempio degli USA che hanno portato l’ambasciata a Gerusalemme.

Sempre secondo il ministero degli Esteri, l’arcivescovo Gallagher ha detto che la decisione di tenere l’ambasciata a Tel Aviv “contribuisce a preservare lo status quo della Città Santa di Gerusalemme e mantiene viva la speranza di raggiungere la pace in Medio Oriente, e in particolare in Terrasanta, dove da sempre la Santa Sede lavora per la soluzione dei due Stati.

La notizia non è di poco conto, perché il presidente Horacio Cartes aveva disposto, a maggio del 2018, di spostare l’ambasciata paraguayana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, e ha poi deciso di fare marcia indietro.

L’arcivescovo Gallagher incontra il cancelliere di Panama

Il Cancelliere di Panama si è incontrato in Vaticano lo scorso 10 ottobre con l’arcivescovo Paul Richard Gallagher. Un tweet della cancelleria panamense annuncia l’incontro, sottolineando che il dialogo è stato sull’impegno del governo di Panama di buttare giù la sesta frontiera, rappresenta da povertà e disuguaglianza.

Qindi, il Cancelliere ha incontrato il Segretario di Stato vaticano, con il quale ha sottolineato il ruolo storico di Panama nella regione latinoamericana come Paeso di dialogo, consenso e convergenza di idee.

L’arcivescovo Gallagher visita Rondine Città della Pace

A Rondine, in provincia di Arezzo, c’è uno studentato internazionale dove convivono giovani che provengono tra Paesi in conflitto tra loro. E l’Associazione Rondine – Cittadella della Pace è proprio impegnata nello sviluppare una cultura di pace. Lì è stato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher lo scorso 8 ottobre. Il “ministro degli Esteri” vaticano ha parlato del “Ruolo globale della diplomazia vaticana: esperienze e prospettive”.

Dopo l’incontro, l’arcivescovo Gallagher ha notato che la sua visita è stata “breve ma incoraggiante”. L’arcivescovo ha anche lodato la Campagna Leaders for Peace. Si tratta campagna triennale che si propone di formare leader di pace con il metodo Rondine, chiedendo ai governi di contribuire con una somma simbolica. La campagna è stata presentata a Papa Francesco il 3 dicembre 2018, mentre il 28 novembre 2018

era stata presentata in Vaticano, davanti al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, e alla presenza del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano.

                                    MULTILATERALE

La Santa Sede all’ONU a New York: la promozione delle donne

Durante la 74esima sessione generale delle Nazioni Unite, si è tenuto lo scorso 7 ottobre un dibattito sulla “Promozione delle donne”, che è l’obiettivo 26 dell’Agenda per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del 2030.

La Santa Sede è intervenuta con una dichiarazione letta da monsignor Fredrick Hansen. La Santa Sede ha espresso preoccupazione riguardo la violenza e la discriminazione sofferta dalle donne nel mondo, ha enfatizzato che la società è chiamata difendere i diritti e la dignità di ogni donna e ragazza, perché la violenza e la discriminazione da loro sofferte “impedisce loro di esercitare pienamente il loro ruolo unico e insostituibile”.

Sono stati fatti progressi significativi per i diritti della donna, ha ammesso la Santa Sede, ma c’è ancora bisogno di affrontare le cause che mettono le donne in condizione di vulnerabilità. In particolare, la Santa Sede ha sottolineato di considerare urgente adottare misure specifiche per proteggere e assistere donne migranti.

La Santa Sede ha anche condannato il traffico di neonati e il atto che alcune donne siano costrette a servire come “madri surrogate”, un crimine particolarmente grave. La Santa Sede ha poi chiesto di proteggere i diritti e la dignità delle donne come comunità internazionale, in preparazione del 25esimo anniversario della Quarta Conferenza Mondiale sulle donne. Un anniversario da ricordare promuovendo “rispetto, promozione e amore per ogni vita umana”.

La Santa Sede all’ONU a New York: l’essere umano punto di partenza della diplomazia

L’8 ottobre, l’assemblea generale delle Nazioni Unite ha discusso nel dibattito generale sul lavoro del Secondo Comitato, che si occupa di temi finanziari ed economici. La Santa Sede ha notato che la persona umana nella sua interezza deve essere al centro dell’interesse del comitato, con la sua dignità inerente e i suoi diritti inalienabili. La Santa Sede ha messo in guardia dalla possibilità che il focus del comitato passi dallo sviluppo integrale, crescita economiche, sradicamento delle povertà alla promozione di nuovi diritti che si sono provati distruttivi per il lavoro della Commissione del Consiglio Economico e Sociale. La Santa Sede ha detto poi che il lavoro del Comitato si deve focalizzare soprattutto su poveri, affamati e senzatetto.

La Santa Sede all’ONU a New York: la promozione e protezione dei diritti delle donne

Il 10 ottobre, si è tenuto presso il Palazzo di Vetro di New York un dibattito sulla Promozione e Protezione dei Diritti delle Donne, che è parte dell’agenda per gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

La Santa Sede ha ricordato che il 30esimo anniversario dell’adozione della Convenzione dei Diritti del Fanciullo è una opportunità per riflettere sulla dignità dei bambini in tutto il mondo. La convenzione – ha notato la Santa Sede – riconosce “la famiglia come la unità naturale e fondamentale della società, e i bambini oggi affrontano diverse sfide”, mentre a molti di loro sono negati i loro diritti a causa di povertà, conflitto, ineguaglianza e crisi umanitarie.

La Santa Sede ha lodato il rapporto del Segretario Generale per il fatto che si è focalizzato sui bambini senza genitori, e ha enfatizzato l’importanza di rispettare i diritti dei genitori riguardo l’educazione dei bambini.

La Santa Sede si è detta anche preoccupata dei programmi di educazione alla sessualità diffusi nelle scuole, in quanto l’educazione alla sessualità è “diritto e dovere della responsabilità dei genitori”.

La Santa Sede all’ONU a New York: misure per eliminare il terrorismo

Sempre il 10 ottobre, si è tenuto anche il dibattito dedicato alle “Misure per eliminare il terrorismo internazionale”.

La Santa Sede ha condannato l’uso del terrorismo, che mette a rischio la dignità della persona umana e i pilastri fondamentali delle Nazioni Unite. “Questi atti – si legge nell’intervento – non devono mai essere giustificati, e la sofferenza delle vittime di terrorismo necessitano urgente lavoro per sradicare questa vergogna”.

La Santa Sede ha chiesto alla comunità internazionale di rimanere vigile riguardo l’impatto di campagne di social media mirate a radicalizzare i giovani, e sottolineato che è necessario rendere i gruppi terroristici perseguibili, andando a mettere sotto processo quanti hanno commesso crimini contro l’umanità.

La Santa Sede all’ONU a New York, le questioni macroeconiche

Il 10 ottobre, l’Assemblea Generale ha dedicato anche un dibattito alle questioni politiche macroeconomiche. La Santa Sede ha sottolineato la necessità di “formulare politiche economiche etiche che sviluppano il bene comune e la prosperità e dignità delle persone”.

La Santa Sede ha sottolineato che è importante che ogni persona possa vivere una vita “prospera, pacifica e stabile”, anche grazie a politiche economiche che “promuovono un sistema commerciale che permette alle persone di fare commercio in maniera etica, mutua comprensione e avanzata cooperazione”.

La Santa Sede ha anche chiesto di combattere i crimini finanziari, la corruzione e il commercio di droga, e sottolineato che serve una partnership globale tra le nazioni che promuova il bene comune.

La Santa Sede all’ONU a New York, il tema dell’agricoltura

L’11 ottobre, il dibattito alle Nazioni Unite si è spostato sul tema “Sviluppo agricolo, sicurezza alimentare e nutrimento”. La Santa Sede ha notato che, mentre gli obiettivi puntano a togliere dalla povertà un miliardo di persone, ci sono ancora circa 800 milioni di persone che vivono in povertà estrema e “il mondo ha il diritto morale per fare tutto il possibile per eliminare la fame nel mondo e la povertà”.

La Santa Sede ha individuato tre aree di lavoro per combattere povertà e fame: migliorare la gestione della catena alimentare, terminare la violenza alimentata dalle armi e dalla perdita di risorse economiche per nutrire la persona, e rafforzare le partnerships.

La Santa Sede all’ONU a New York, i diritti delle popolazioni indigene

Sempre l’11 ottobre, c’è stata una sessione del dibattito alle Nazioni Unite dedicata ai “Diritti delle Popolazioni Indigene”.

La Santa Sede ha notato che molti Stati membri hanno preso iniziativa per riconoscere il diritto all’autonomia e all’autogoverno delle popolazioni indigene, che crea “una cornice di mutuo beneficio per l’impegno con i governi statali e contribuisce alla ricognizione e realizzazione di altri diritti e alla protezione del loro patrimonio. Ha anche sottolineato che il 2019 è “l’Anno Internazionale delle lingue indigene”, perché “preservare queste lingue è importante non solo per le popolazioni indigene, ma anche per l’eredità culturale di tutta la famiglia umana.

La Santa Sede all’ONU a Ginevra, la difesa di migranti e rifugiati

L’osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha partecipato al 70esimo comitato esecutivo dell’Alto Commissario ONU per i Rifugiati di Ginevra. Nel prendere la parola lo scorso 9 ottobre, l’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore della Santa Sedea Ginevra, ha voluto ricordare che “la migrazione forzata è diventata sempre più una delle più grandi sfide dei nostri tempi”, in particolare a causa dei conflitti.

Ma – ha aggiunto – “mentre i conflitti sono concentrati in larga parte in alcune regioni del mondo, le armi che li alimentano sono prodotte e vendute in altre regioni, spesso ben isolate dalle attività violenta cui contribuiscono”.

In più, i cittadini di Paesi che beneficiano di quel traffico di armi sono spesso quelli meno propensi ad accettare i rifugiati prodotti dagli stessi conflitti da cui traggono profitto.

Si tratta di un “ciclo vizioso”, che si combina con una tendenza “all’individualismo estremo”. Ciò porta ad una “globalizzazione dell’indifferenza”, dove migranti e vittime di traffico di esseri umani sono “diventati emblemi di esclusione”.

La Santa Sede ricorda lo spirito della Dichiarazione di New York e i successivi accordi globali per migranti e rifugiati, sottolinea che questi sono “concreti segni di speranza”, ma nota anche che “questi impegni necessitano di essere trasformati in azioni tangibili”.

Secondo la Santa Sede, i rifugiati, che “spesso sperimentano esclusione e sofferenza, meritano la solidarietà in forma di assistenza e attenzione urgente da parte della comunità internazionale”.

La Santa Sede sottolinea la necessità di promuovere dialogo ad ogni livello, e mette in luce tre aspetti: la responsabilità condivisa di affrontare le cause dello sfollamento forzato e gli sforzi per supportare la riconciliazione; la necessità di mettere in azione misure concrete per espandere il numero e l’ampiezza di canali legali alternativi per un ristabilimento volontario e sicuro, a partire dal bisogno di rispettare il diritto universale a una nazionalità dovutamente certificata per tutti i bambini alla nascita; e la difesa della salute, perché questa è “un pilastro fondamentale dello sviluppo umano integrale”.

La missione a Ginevra annuncia, a questo proposito, che organizzerà il prossimo 27 novembre un evento su “Salute dei Migranti e Rifugiati: una questione di vita e dignità”.

La Santa Sede afferma che la salute “non deve mai essere considerata un bene di consumo né politicamente o ideologicamente strumentalizzata”, ma deve essere riconosciuta come diritto universale, il cui accesso deve essere garantito a tutti, specialmente a disabili, donne incinta e bambini.

La Santa Sede ricorda che i rifugiati non sono numeri e quote da distribuire e dare in locazione, ma “persone con un nome, una storia, ferite, ma anche con grande forza e potenziale”.

La Santa Sede nota poi che “come famiglia di nazioni, abbiamo un destino e una casa comune”, chiamati a contrastare il crescente disprezzo e discriminazione contro rifugiati, migranti, richiedenti asilo e altre persone marginalizzati che si trovano nella battaglia di sopravvivere alla cultura dello scarto.

Per questo obiettivo, c’è bisogno di muoversi multilateralmente, sia nell’accogliere i rifugiati che nell’affrontare le cause alla base dello sfollamento forzato, perché “solo così il realismo richiesto alla politica internazionale può difendersi dalla resa e dal cinismo e dalla globalizzazione dell’indifferenza.

                                                FOCUS AFRICA

Concluso il dialogo nazionale in Camerun

Si è concluso nel Palazzo dei Congressi di Yaoundé, in Camerun, la settimana di lavori del Dialogo Nazionale. Il Dialogo aveva lo scopo di trovare soluzioni alla crisi “anglofona”, ovvero la ribellione dei territori anglofoni nel Paese che dal 2017 hanno proclamato autonomamente l’indipendenza. La guerra civile ha provocato migliaia di morti e oltre 3 milioni di sfollati.

Dopo il dialogo nazionale, il presidente Paul Biya ha dato l’ordine di liberare 333 prigionieri detenuti per reati connessi alla crisi anglofona. I separatisti però non ritengono l’amnistia sufficiente, e chiedono la liberazione di tutti i leader reclusi dal 2016, compresi i dieci condannati all’ergastolo lo scorso agosto.

I separatisti vorrebbero trasformare le due province del Nord Ovest e Sud Ovest in uno Stato indipendente chiamato Ambazonia.

                                                FOCUS AMERICA LATINA

I vescovi dell’Ecuador si offrono come mediatori della crisi del Paese

In un comunicato dello scorso 7 ottobre, i vescovi della Conferenza Episcopale Ecuadoriana si sono proposti per “collaborare alla soluzione delle tensioni che attraversa la società ecuadoriana”, sottolineando di essere “aperti a ogni proposta che le parti decidano conveniente e opportuna nei termini giusti”.

La crisi di cui parlano i vescovi ecuadoriani ha data dalle proteste dei manifestanti indigeni, che il 9 ottobre hanno dato l’assalto al Parlamento. Le proteste sono cominciate nell’ultima settimana di settembre, dopo che il presidente Lenin Moreno ha deciso di cancellare il sussidio governativo per la benzina, in modo da aumentare le entrate e soddisfare le richieste del Fondo Monetario Internazionale, che ha aperto una linea di credito di 10 mila milioni di dollari.

Il Paese è politicamente diviso in due. L’opposizione è guidata dall’ex presidente Rafael Vicente Correa con i suoi sostenitori, che includono la Confederacion de Nacionalidades Indigenas del Ecuador: questa sigla è stata protagonista di molti cambi sociali nella storia del Paese





Fonte: http://www.acistampa.com/