Covid: nelle carceri brasiliane in aumento la tortura

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Il Rapporto della pastorale carceraria sulla situazione delle prigioni parla di “pandemia della tortura”. I numeri fotografano una realtà che è urgente cambiare

Lisa Zengarini – Città del Vaticano

Con il Covid-19, oltre ai morti per il virus, sono nettamente aumentati anche i casi di tortura nelle carceri in Brasile. È quanto emerge dall’ultimo Rapporto della Pastorale carceraria della Conferenza episcopale brasiliana (Cnbb) presentato venerdì scorso, secondo il quale i casi denunciati nel 2020 sono cresciuti di quasi il doppio rispetto a quelli registrati nel 2019. Tra il 15 marzo e il 31 ottobre 2020, la Pastorale penitenziaria brasiliana, che pubblica il rapporto dal 2010, ha infatti ricevuto 90 denunce di casi di tortura, contro le 53 dello stesso periodo dell’anno precedente.  I dati confermano che la tortura “non è una cosa del passato in Brasile, ma qualcosa di presente nella vita delle persone detenute in Brasile”, afferma Lucas Gonçalves, referente della Pastorale carceraria brasiliana, che parla di una vera e propria “pandemia della tortura” nelle prigioni del Paese.

Violazioni del diritto alla salute

Le violenze comprendono aggressioni fisiche, ma anche trattamenti degradanti e privazioni, come quella dell’ora d’aria. Il rapporto segnala in particolare negligenze nell’erogazione dell’assistenza sanitaria, di cibo o di articoli per l’igiene personale: quasi il 75% delle 90 denunce riguardano la violazione del diritto fondamentale alla salute. Le violazioni avvengono nella quasi totale indifferenza delle istituzioni. La maggior parte delle denunce inoltrate alle autorità giudiziarie si fermano perché considerate false. Spesso lo Stato si rifiuta persino di indagare, tanto che solo in 16 casi le denunce sono arrivate alle autorità e solo in 8 casi è stata condotta un’ispezione nelle carceri.

Carceri sovraffolate

L’impatto della pandemia del Covid-19 è stato particolarmente drammatico nelle carceri brasiliane che, con 800mila detenuti e detenute, sono al terzo posto nel mondo per popolazione carceraria dopo Cina e Stati Uniti. Il rapporto denuncia un vero e proprio “massacro”: solo tra maggio e giugno, durante il primo picco della pandemia, nelle carceri brasiliane si è registrato un aumento del 100% dei morti, mentre nello stesso periodo i contagi sono cresciuti dell’800%. Secondo la Pastorale carceraria, che punta il dito anche contro la politica negazionista del Governo federale nella lotta al Covid-19, la pandemia non ha fatto che mettere ancora più in evidenza le criticità e la “crudeltà ontologica” del sistema carcerario in Brasile, il carattere fondamentalmente “razzista” del suo sistema penale. Basti considerare che più del 60% dei detenuti è afro-americano, mentre i bianchi rappresentano il 37% (in Brasile il 53,6% della popolazione brasiliana è nera, il 45,4 bianca). Sono proprio loro le principali vittime dell’attuale crisi sanitaria nel Paese. Ed è su questa realtà drammatica che vuole gettare luce il rapporto per ribadire ancora una volta l’urgenza di riformare il sistema e che un’alternativa al carcere è possibile.



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