Contro le armi nucleari, l’appello delle associazioni cattoliche

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Il 22 gennaio scorso, è entrato in vigore Il Trattato per la proibizione delle armi nucleari, sottoscritto da 86 Paesi e ratificato da 51. A lanciare un appello affinché lo faccia presto anche l’Italia, sono alcune tra le principali associazioni cattoliche

Francesca Sabatinelli – Città del Vaticano

Governo e Parlamento italiano ratifichino presto il Trattato di proibizione delle armi nucleari, entrato in vigore lo scorso 22 gennaio, con oltre 50 ratifiche. Ad oggi, l’Italia, non lo ha neanche messo in discussione.  A chiederlo con una importante mobilitazione e un appello congiunto, rivolto alle istituzioni italiane, sono alcune tra le principali sigle dell’associazionismo cattolico. A firmare sono i presidenti di Acli, Azione Cattolica Italiana, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, Movimento dei Focolari Italia e Pax Christi, che, nel documento, ricordano come in Italia, “nelle basi di Aviano (Pordenone) e di Ghedi (Brescia), siano presenti una quarantina di ordigni nucleari (B61)”, che, sempre nella base di Ghedi,  “si stanno ampliando le strutture per poter ospitare i nuovi cacciabombardieri F35, ognuno dal costo di almeno 155 milioni di euro, in grado di trasportare nuovi ordigni atomici ancora più potenti (B61-12)” e che, inoltre, l’Italia “si è impegnata ad acquistare 90 cacciabombardieri F35 per una spesa complessiva di oltre 14 miliardi di euro, cui vanno aggiunti i costi di manutenzione e quelli relativi alla loro operatività”.

Governo e Parlamento seguano gli appelli del Papa

Il Trattato, che era stato votato alle Nazioni Unite da 122 Paesi, nel luglio del 2017, rende illegale – in tutti quei Paesi che lo hanno sottoscritto – l’uso, lo sviluppo, i test, la produzione, la fabbricazione, l’acquisizione, il possesso, l’immagazzinamento, l’installazione o il dispiegamento di armi nucleari. “Tra i primi firmatari vi è la Santa Sede – ricorda a Vatican News, Anselmo Palini, uno dei promotori dell’iniziativa – il magistero di Francesco è insistente su questi temi, il Papa ha chiaramente affermato che le armi nucleari in quanto armi di distruzione di massa sono immorali, anche per il semplice possesso”. Francesco lo disse il 24 novembre del 2019, parlando dal Memoriale della Pace di Hiroshima:

L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche

Due giorni prima dell’entrata in vigore del Trattato, il 20 gennaio scorso, Francesco, all’udienza generale, ricordò come il documento fosse il “primo strumento internazionale giuridicamente vincolante” a vietare tali ordigni, incoraggiando “tutti gli Stati e tutte le persone a lavorare con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un modo senza armi nucleari, contribuendo all’avanzamento della pace e della cooperazione multilaterale, di cui oggi l’umanità ha tanto bisogno”.

L’Italia sia una “Repubblica libera dalle armi nucleari”

Le sollecitazioni del Papa vengono riportate dalle associazioni, anche per ricordare il documento firmato dai leader della Chiesa cattolica di tutto il mondo, sempre in occasione dell’entrata in vigore del Trattato. Un testo che ribadisce la convinzione globaleche le armi nucleari debbano essere abolite”. Per decenni la Chiesa cattolica è stata in prima linea nell’opporsi alle armi nucleari e oggi, queste associazioni, si uniscono alla Campagna nazionale Italia ripensaci, chiedendo a voce alta alle istituzioni italiane che venga ratificato il Trattato.  Il documento verrà proposto alla firma di altri movimenti cattolici fino al 23 maggio, il 2 giugno verrà reso pubblico, in coincidenza con la Festa della Repubblica, con lo slogan Una Repubblica libera dalle armi nucleari. “Se il Governo ed il Parlamento italiano vogliono ascoltare il messaggio ed il magistero di Papa Francesco – conclude Palini – così come i tanti appelli che vengono dal mondo cattolico e dalla società civile, allora devono prendere in esame la possibilità di ratificare il Trattato di proibizione delle armi nucleari”.

Ascolta l’intervista con Anselmo Palini



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