Congo, un missionario: “Luca ucciso in un Paese in preda a massacri senza fine”

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Nel racconto di padre Gaspare Di Vincenzo, comboniano operante nel Kivu del Nord, il dolore per le violenze che da decenni stanno uccidendo un intero popolo: “Nel momento in cui l’ambasciatore italiano veniva assassinato, nella città di Beni altre persone sono morte in un attacco simile”. Molti i sacerdoti che hanno perso la vita nel tentativo di opporsi alla ferocia degli scontri scatenati dagli appetiti per le ricchezze naturali

Federico Piana- Città del Vaticano

Il cuore di Butembo sanguina ancora. La città congolese della provincia del Kivu del Nord aveva avuto la fortuna di conoscere Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano assassinato vicino la città di Goma e i cui funerali di Stato si sono celebrati ieri a Roma, apprezzandone la generosità e la dedizione per i più poveri: ora piange amaramente un amico che non c’è più. “Qui a Butembo lo conoscevamo davvero bene. Era un uomo sensibile, attento ai nostri problemi, alle nostre esigenze” ricorda, commosso, padre Gaspare di Vincenzo, missionario comboniano.

Ascolta l’intervista a oadre Gaspare Di Vincenzo

Qual è il contesto politico e sociale nel quale è maturato l’assassinio di Luca?

R.- Da più di vent’anni, in Congo c’è una situazione d’instabilità. Nel Kivu del Nord, dal 2014, si sono susseguiti molti massacri costati la vita a tremila persone. Si può parlare del genocidio di un popolo. Tutti giorni riceviamo un bollettino di guerra. Proprio mentre il convoglio dell’ambasciatore italiano veniva attaccato, nella cittadina di Beni un altro convoglio veniva assaltato: ancora non si conosce il numero dei morti.

Tutto questo crea instabilità?

R.- Gli abitanti devi villaggi sono stati costretti ad abbandonare le proprie case e la propria terra, cercando rifugio nelle città più grandi. Due settimane fa, mi trovavo nel territorio di Beni e lì ho incontrato ottocento bambini orfani i cui genitori sono stati trucidati sotto i loro occhi. E’ un popolo che porta ferite enormi sulla propria pelle e che continua ad essere massacrato a causa delle sue ricchezze che in molti si stanno accaparrando. Le ricchezze di queste terre sono la disgrazia di questo popolo.

In questo contesto, qual è l’impegno della Chiesa cattolica?

R.- La Chiesa ha una presenza costante ed è solidale con il popolo che soffre. Nei luoghi dove si consumano queste efferatezze, le parrocchie non sono state abbandonate: i sacerdoti, con molta sofferenza, mantengono attive le loro iniziative di aiuto e sostegno. Il nostro vescovo più volte ha denunciato i massacri che si stanno compiendo. Inoltre, negli ultimi anni, tre preti assunzionisti e due sacerdoti diocesani sono stati rapiti ed ancora non si sa nulla della loro sorte mentre un altro sacerdote assunzionista, impegnato in prima linea contro le violenze, è stato ucciso. La Chiesa è presente a fianco del popolo congolese dando la vita.

Vi sentite protetti dalla comunità internazionale?

R.- Purtroppo no, ci sentiamo completamente abbandonati.



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