Conferenza Chiese africane al neo presidente UA: porre fine alle guerre

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Mettere come priorità la pace: è la richiesta delle Chiese che ricordano come nel 2020 sia scoppiato il conflitto nel Tigray. Particolare attenzione anche alle sfide del Covid e la dilagante corruzione

Isabella Piro – Città del Vaticano

È Felix-Antoine Tshisekedi Tshilombo il nuovo presidente di turno dell’Unione Africana (Ua). Il capo di Stato della Repubblica democratica del Congo è stato eletto nel corso della 34.ma Assemblea dell’Ua, svoltasi il 6 e 7 febbraio, succedendo al presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa. Al neo-eletto è arrivato il messaggio della Conferenza delle Chiese di tutta l’Africa (All Africa Conference of Churches – Aacc) che lo ha esortato a fare della fine dei conflitti armati nel continente la sua “massima priorità”, così da mantenere e preservare la pace. “Lo scorso anno – si legge nel messaggio – l’Africa ha mancato il suo obiettivo di mettere a tacere le armi entro il 2020”. Anzi: proprio negli scorsi dodici mesi “sono emersi nuovi conflitti, come quello in Etiopia”, precisamente nella regione del Tigray. Esprimendo, quindi, apprezzamento per il tema scelto dalla 34.ma Assemblea dell’Ua, ovvero “Arti, cultura e patrimonio: leve per costruire l’Africa che vogliamo”, l’Aacc ribadisce: “L’Africa ha bisogno di sfruttare al massimo il potenziale delle arti per unirsi e catalizzare la pace, la tolleranza e l’armonia in tutto il continente”.

Le sfide da affrontare

Ulteriori appelli vengono lanciati dalle Chiese riguardo alla diffusione del coronavirus e alla corruzione: “L’emergenza pandemica ha colto l’Africa impreparata”, nota l’Aacc, esortando i governi del continente a “rispettare i loro impegni nel settore sanitario”, mentre preoccupazione viene espressa per “la corruzione endemica ed il debito crescente” su tutto il territorio. “Continuiamo ad alzare la voce ed a ricordare ai governi l’obbligo morale di fermare la corruzione e frenare l’aumento del debito pubblico in Africa – ribadisce il messaggio – Tutto questo, infatti, continua ad attirare i governi africani nelle morse dei finanziatori stranieri, minacciando la futura indipendenza dei nostri Paesi”. Infine, l’Aacc ribadisce che di essere pronta e disposta a lavorare con l’Ua per il miglioramento delle condizioni di vita dei popoli del continente: le comunità di fede, infatti, “sono un aspetto indispensabile per lo sviluppo dell’Africa. Lavoriamo in prima linea nella ricerca della giustizia, nella lotta alla povertà, nell’offerta di servizi sociali e nello sviluppo spirituale dell’umanità”. Da ricordare che l’All Africa Conference of Churches è una comunità ecumenica che conta 193 membri e rappresenta oltre 140 milioni di cristiani africani in 42 Paesi del continente.



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