Come non diventare delle mamme apprensive

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Le scrivo dopo un confronto piuttosto animato con due amiche che hanno messo in discussione il mio legame con i miei figli. Ho 54 anni e due figli, un ragazzo di 24 e una ragazza di 20 anni. Secondo le mie amiche, sono troppo attaccata, perché, adesso che sono via, gli telefono tutti i giorni, a volte anche più di una volta. A me piace sentire che cosa fanno, tenere vivo il dialogo con loro. Le mie amiche dicono che sono esagerata, che gli faccio sempre e solo raccomandazioni. Non è affatto vero! Anche a loro piace stare in videochiamata con me, e ogni volta abbiamo tante cose da dirci. Il tempo vola quando stiamo conversando e le mezz’ore passano veloci. Del resto, mi sono sempre dedicata a loro, e non vedo perché non potrei farlo anche adesso che sono lontani. Mio marito dice che faccio bene, parlo anche per lui: lui è un po’ “orso”, per lui il telefono potrebbe anche non esistere. Ma sa che i ragazzi li sento io, e quindi è tranquillo. In fondo, quando i ragazzi sono via, non si sa mai che cosa possa succedere. Mi scusi per questa lettera scritta di getto! Vorrei sentire un suo parere. LAURA

— Cara Laura, le lunghe conversazioni quotidiane con i tuoi ragazzi non fanno certamente male, visto che sono anche ricercate da loro, che amano scambiare con te i fatti della giornata. Possiamo però chiederci se fanno bene, sia a loro che a te. Se cioè vi consentono di incominciare a prendere le distanze tra voi affinché i due ragazzi possano fare in autonomia le loro esperienze e tu possa iniziare a sperimentarti anche fuori dal tuo ruolo di mamma, adesso che sono abbastanza grandi.

I due ragazzi trascorrono un periodo lontano da casa, una per vacanza, l’altro per studio. Dici che vi piace condividere le esperienze, ma anche che non si sa che cosa possa succedere. In entrambi i casi, sarebbe bene che i ragazzi provassero ad affrontare da soli queste situazioni di vita. È come se loro fossero sempre al centro dei tuoi pensieri e tu sempre presente nelle loro vite. Abbiamo una generazione di giovani che, come ci ricordano gli ultimi dati Istat, sta a casa con i genitori mediamente fino a 30 anni, spesso più per mancanza di opportunità (lavoro mancante o poco retribuito) che non per scelta. È un dato purtroppo ancora lontano dalla media europea di 26,5 anni.

Questa separazione ostacolata va perseguita e preparata attraverso un altro tipo di separazione: quella psicologica. Cioè dobbiamo abilitare i ragazzi a far fronte alle loro vite senza il costante riferimento (e il controllo serrato) di mamma e papà. Gradualmente dobbiamo farci indietro e lasciarli affrontare le loro esperienze in piena autonomia. Il che non significa abbandonarli, ovviamente. Ma neppure marcarli così strettamente come mi sembra stiate facendo tu e, indirettamente, tuo marito, che sembra condividere passivamente le tue decisioni.





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