Parrocchia San Michele Arcangelo

Centro Astalli: spronati dal Papa chiediamo corridoi umanitari

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Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, raccoglie l’incoraggiamento di Papa Francesco ed evidenzia l’attualità della visione profetica di padre Arrupe che quarant’anni fa fondò il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. “Europa lontana da un cambio di mentalità”

Marco Guerra – Città del Vaticano

All’indomani dell’ennesima giornata drammatica nel Mediterraneo, Papa Francesco invia una lettera di incoraggiamento al reverendo Thomas H. Smolich SI, direttore internazionale del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (JRS), in occasione del 40mo anniversario della nascita di questa realtà.

Papa: famiglia umana sulla stessa barca

“Mentre rinnovate e approfondite il vostro impegno nel servire i bisogni vari e complessi dei rifugiati e degli sfollati, prego che tutti voi possiate trarre incoraggiamento e saggezza dalla visione e dall’esempio del vostro fondatore”, afferma il Pontefice ripercorrendo quella storia di dedizione che inizia con i “boat people” che scappavano dal Vietnam nei primi anni ottanta fino alla sfide migratorie dei nostri giorni che evidenziano come “l’intera famiglia umana sia sulla stessa barca”.

La dinamica della tragedia

La cronaca registra, intanto, nelle ultime 24 ore una nuova tragedia al largo delle coste libiche, dove un’imbarcazione con circa 100 migranti è naufragata, provocando almeno sei morti, fra cui un bambino di 6 mesi. Il gommone non ha retto e ha ceduto a circa 30 miglia a nord di Sabratha. I soccorritori della ong Open Arms sono giunti sul luogo del naufragio trovando le persone in acqua, prive di salvagente, che tentavano di salvarsi aggrappandosi a qualsiasi cosa galleggiasse. Sei di loro non ce l’hanno fatta tra cui un bimbo di sei mesi della Guinea.

Polemica sul blocco delle ong

La Guardia Costiera italiana, verificata l’indisponibilità di altri Stati della regione, ha inviato una motovedetta con personale medico, ma Open Arms polemizza con le autorità ricordando di essere l’unica realtà rimasta ad operare nel Mediterraneo dopo i fermi amministrativi delle altre imbarcazioni delle ong. E nella stessa serata è proseguita l’attività di salvataggio della organizzazione spagnola. La nave già carica di 198 migranti ha ultimato il soccorso di un’altra imbarcazione con 65 persone a bordo.

Don Santoro: miopia dell’Europa

“E’ successo quello che temevamo, per causa della miopia delle autorità italiane ed europee. Si impedisce di raggiungere le persone che invece continuano a muoversi per motivi economici o per scappare dalla guerre e il Mar Mediterraneo è diventato un grande cimitero”, così al microfono di Benedetta Capelli il commento di don Alessandro Santoro, impegnato nell’accoglienza dei migranti. “Le responsabilità sono grossissime, è inaccettabile che questo continui a succedere e noi dobbiamo a queste persone il nostro impegno fino in fondo”, aggiunge il sacerdote.

Ascolta le parole di don Alessandro Santoro

Padre Ripamonti (Centro Astalli): il Papa ci è vicino

“I Papa ci è vicino e ci sprona a quella cultura dell’incontro che è sempre meno parte del nostro quotidiano ma che è fondamentale per affrontare le sfide del futuro”, spiega a Vatican News padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che poi aggiunge: “L’intuizione di padre Arrupe (fondatore del JRS, nrd) quarant’anni fa era stata profetica e ci indicò tre parole: accompagnare, servire e difendere. Oggi queste tre parole mantengono la loro attualità”.

Ascolta l’intervista a padre Ripamonti

Patto Ue sulle migrazioni

Secondo padre Ripamonti esiste una difficoltà a livello europeo nell’attivare canali umanitari: “Il patto sulle migrazioni presentato a fine settembre aveva come punto centrale il controllo delle frontiere, quindi come tenere fuori le persone piuttosto che come aiutarle. Non c’è un cambiamento di mentalità e la creazione di vie sicure è pertanto difficile”. Il religioso gesuita non vede grandi cambiamenti anche dalla modifica dei decreti sicurezza: “Recepiscono le indicazioni del capo delle Stato sulle multe alle ong per i salvataggi in mare ma non vanno oltre, non c’è un cambio sostanziale nelle politiche italiane ed europee”. “Nel patto sulle migrazioni si parla di solidarietà ma è un termine svuotato – sostiene ancora padre Ripamonti -, perché solidarietà significa prendersi delle responsabilità sia come singoli sia come UE per affrontare il fenomeno migratorio, che è una questione complessa che non può essere risolta dagli Stati del sud Europa”.

Garantire il diritto a non migrare

Il presidente del Centro Astalli indica le azioni necessarie a livello internazionale: “Non solo canali sicuri, serve un’accoglienza strutturata e investimenti nei Paesi di origine maggiori e più controllati, in modo tale che si garantisca il diritto a non migrare”. “Uno dei grossi problemi sono gli investimenti in Africa – prosegue Ripamonti – che spesso mirano solo a rendere più difficile gli spostamenti delle persone anziché migliorare le infrastrutture, che rendano la vita in questi Paesi più adeguata alle esigenze della popolazione”.

Ong osteggiate

Infine il presidente del Centro Astalli sottolinea “che si è fatto in modo di rendere il lavoro delle ong sempre più difficile e questo ha portato le persone a viaggiare con maggior rischi”, ma “il controllo di questa rotta è importante perché altrimenti c’è il rischio che non si sappia cosa succede nel Mediterraneo”.

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Origine articolo Vatican News