Caritas svizzera per la Siria, in 10 anni stanziati 76 milioni di franchi

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La Svizzera faccia di più per i profughi: l’appello al Consiglio federale nazionale è in sintesi nel resoconto relativo ai programmi di aiuto alla popolazione siriana che l’organizzazione ha stilato nel decimo anniversario del conflitto

Lisa Zengarini – Città del Vaticano 

Dallo scoppio della guerra in Siria nel 2011, la Caritas Svizzera ha realizzato programmi di aiuto alla popolazione per un valore complessivo di 76 milioni di franchi svizzeri (pari a circa 68,644 mila euro) assistendo dal 2012 un totale di 670mila siriani. Lo rende noto un comunicato della stessa organizzazione caritativa cattolica, precisando che, oltre agli aiuti di emergenza e di sopravvivenza, i fondi stanziati servono anche a finanziare iniziative educative a favore dei bambini rifugiati e misure di sostegno al reddito e per la qualificazione professionale.

Le difficoltà dopo 10 anni

Il prossimo 15 marzo il conflitto in Siria, uno dei più gravi disastri umanitari dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, compirà dieci anni. Un decennio che ha visto 6,5 milioni di siriani, più di un quarto della popolazione, fuggire all’estero per cercare accoglienza soprattutto nei Paesi limitrofi. La maggior parte, circa 1,5 milioni, sono ospitati in campi profughi in Libano, già in gravi difficoltà, mentre un milione ha raggiunto l’Europa. Ad essi vanno aggiunti poco più di sei milioni di sfollati interni, molti dei quali costretti a continui spostamenti per fuggire ai combattimenti.

La situazione umanitaria nel Paese – ricorda la Caritas Svizzera – è tuttora drammatica: per undici milioni di siriani gli aiuti umanitari sono essenziali per la sopravvivenza quotidiana. Più della metà della popolazione attiva è disoccupata e l’80% vive in condizioni di povertà. Il sistema educativo statale funziona a stento, lasciando bambini e adolescenti senza prospettive di istruzione. Il ritorno in Siria resta impossibile per i profughi, a causa delle minacce di violenza, della distruzione diffusa, della mancanza dei servizi essenziali. Sempre più drammatica anche la situazione umanitaria nei Paesi confinanti come il Libano e la Giordania, le cui strutture per accogliere i profughi sono al collasso.

L’aiuto della Caritas svizzera

In questo contesto la Caritas Svizzera continua a portare il suo aiuto in Siria, ma anche in Libano e in Giordania. Al contempo chiede al Consiglio federale di stanziare ulteriori fondi non solo per l’emergenza: “La popolazione devastata dalla guerra ha bisogno di prospettive sotto forma di aiuti allo sviluppo sul medio e lungo periodo”, afferma il comunicato. In particolare, occorrono investimenti per l’istruzione perché, a causa della guerra, molti bambini e adolescenti siriani non vanno più a scuola. Alle autorità elvetiche si chiede inoltre il riconoscimento dello status di rifugiati anche a quegli 8.500 profughi siriani ammessi solo provvisoriamente in Svizzera: “L’ammissione temporanea significa infatti avere minori prospettive di trovare un alloggio e un lavoro adeguato, oltre a rendere più difficile la loro integrazione”, afferma il comunicato chiedendo anche che nei casi di separazione dei membri più stretti di una famiglia, sia consentito un ricongiungimento familiare mediante i visti umanitari. Secondo la Caritas la Svizzera deve poi fare di più per promuovere corridoi umanitari sicuri e aumentare l’ammissione di rifugiati nel quadro dei programmi di reinsediamento.



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