Carcere di Paliano: detenuti realizzano ceri pasquali

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Si chiama “La luce della libertà” e consentirà ai detenuti di realizzare ceri pasquali dipinti per le cappelle delle carceri italiane. Si tratta di un percorso formativo finalizzato alla rieducazione della pena

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Ideato dall’Ufficio Ispettorato dei cappellini delle carceri italiane in collaborazione dell’associazione Liberi nell’arte (affiliato Acli del Molise) e dell’Associazione Caritas Regina Pacis, il progetto artistico parte oggi nella Casa di Reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone. I ceri verranno dipinti interamente a mano da alcuni detenuti nell’ambito di un corso di formazione. L’iniziativa vuole essere un cammino di reinserimento attraverso il linguaggio dell’arte e si inserisce tra i percorsi di formazione culturale e civica negli istituti di pena per contribuire allo sviluppo dei valori di libertà e di giustizia, all’affermazione della dignità della persona, al bene condiviso secondo i principi e i cardini della Dottrina Sociale della Chiesa. “Sarà un cammino di Luce – afferma don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri d’Italia, ideatore del progetto – con lo scopo di indicare la strada e annunciare ai detenuti dentro le mura di un carcere, che il Cristo Risorto ha spezzato le catene della schiavitù, ha liberato l’uomo dal suo male, ha rialzato chi è caduto, ha ridonato Misericordia e Tenerezza all’umanità avvolta nelle tenebre”. Il progetto è sostenuto e promosso dal Provveditorato del Lazio-Abruzzo-Molise e dalla Direzione del Carcere di Paliano.

Sanare le ferite

“La luce nella libertà vedrà” vedrà impegnati i detenuti in attività artistico-manipolative per perseguire finalità di reinserimento, e vuole anche rilanciare un appello alla giustizia, riferisce un comunicato stampa dell’Ispettorato dei Cappellani delle Carceri, che non deve essere solo punitiva ma soprattutto ripartiva, restaurativa, capace cioè di sanare le ferite e di colmare il vuoto di tante vittime della società. “Anche in questo tempo di pandemia, di distanziamento e di solitudine – sottolinea don Grimaldi – non possiamo ignorare un mondo nascosto e sofferente, dove le persone che hanno sbagliato, stanno pagando il loro errore con la restituzione della pena. Il mondo ha bisogno di essere più umano – aggiunge l’ispettore generale dei cappellani – libero da pregiudizi che uccidono la speranza e il futuro di uomini già emarginati e macchiati dal reato commesso, come sosteneva già negli anni ‘90 il cardinale Carlo Maria Martini. Anche se gli errori indeboliscono e deturpano la personalità dell’individuo – affermava il porporato – non la negano, non la distruggono non la declassano. Perciò le leggi hanno senso se operano in funzione dell’affermazione, dello sviluppo e del recupero della dignità della persona.



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