Calcio: storie di campioni in campo e fuori

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In questi tempi di polemiche al seguito dei mondiali in Qatar ci sarebbero da ricordare altre cose del calcio. Di oggi e di ieri. Ad esempio alcuni campioni nel prima delle loro corse tra centrocampo e area avversaria – ma pure in porta, come vedremo – e nel dopo di persone sensibili, non solo miliardari del pallone.

(Foto ANSA/SIR)

In questi tempi di polemiche al seguito dei mondiali in Qatar ci sarebbero da ricordare altre cose del calcio. Di oggi e di ieri. Ad esempio alcuni campioni nel prima delle loro corse tra centrocampo e area avversaria – ma pure in porta, come vedremo – e nel dopo di persone sensibili, non solo miliardari del pallone.

Persone convertite alla cura dell’altro da una visita ad un centro per portatori di handicap come capitò al portiere Astutillo Malgioglio, convocato da Vicini nel 1979 per l’Italia Under-21, e poi Brescia, Roma, Lazio, Inter: scosso da quell’esperienza fondò l’associazione Era77, finalizzata alla cura e al recupero della distrofia infantile;

per non parlare del dottor Socrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieria, Socrates e basta per l’amore che aveva il padre, appassionato di filosofia greca, per Platone e di conseguenza per il protagonista di tanti suoi dialoghi: laureato in medicina e poi grande regista dell’altrettanto grande Brasile -fatto fuori ai mondiali del 1982 in Spagna proprio dalla nostra nazionale- apertamente schierato contro il

regime militare, tanto che fu l’ispiratore della leggendaria Democrazia corinthiana, dal nome della squadra del Corinthians: si stabilivano strategia in campo, titolari, premi partita tutti insieme, a maggioranza, e si portavano scritte sulle magliette frasi inneggianti alla democrazia e alla libertà, in tempi in cui questo era assai pericoloso. E con i puntini sulle i: “sono del Santos da sempre” disse a scanso equivoci. Si può restare fedeli ad una squadra per tutta la vita, e giocare -bene, anzi da genio, per un’altra. È la dura legge del goal.

Se torniamo nel Belpaese, come non parlare di un’altra icona del non solo calcio come il sindaco di Verona, una antica roccaforte della destra, espugnata con una larga alleanza a sinistra? E pure lui, Damiano Tommasi, centrocampista di personalità nel Verona, nella Roma e nella nazionale tra fine Novanta e primi del secondo millennio, poi presidente della Associazione Italiana Calciatori con una specifica attenzione per quei giocatori che non godono dell’attenzione dei media o che versano in condizioni critiche nei campionati minori, oltre che attivo nel volontariato, a iniziare dall’esperienza con la Caritas.

 

Ma se Tommasi è riuscito a vincere a Verona, anche George Weah ha fatto il suo, dopo la grande carriera con il Monaco, il Paris Saint-Germain, il Milan della metà anni Novanta, oltre alla militanza nella nazionale liberiana, perché è diventato presidente della Liberia con una vera e propria crociata contro ogni razzismo -compreso quello verso i bianchi- e contro la piaga dei bambini soldato.

E non solo portieri e attaccanti: la squadra dei grandi anche fuoricampo, schiera anche un difensore, uno dei più grandi di sempre, del peso di Lilian Thuram, nazionale francese, campione pure di presenze, in Italia con il Parma e la Juve di inizio duemila, il più pagato difensore di ogni calcistico tempo. A favore degli ultimi, degli emarginati (fino a polemizzare aspramente con Jean-Marie Le Pen e con l’allora presidente Sarkozy) e sempre schierato anche con i suoi libri contro il razzismo e a favore della libertà politica, pure quando essa diviene motore del separatismo, in questo caso quello catalano, cui Thuram ha comunicato la sua vicinanza e comprensione.

Il senegalese Sadio Mané, titolare della nazionale del suo paese e del Bayern Monaco, è nato poverissimo e per questo consapevole di cosa significhi non potersi permettere un pasto, una cura essenziale, un vaccino: ha finanziato di tasca sua la costruzione di un ospedale e offre una parte dei suoi compensi a coloro che in Africa sono in pericolo a causa della miseria.

Del disagio infantile e giovanile a Napoli città e provincia si occupa una fondazione che prende nome dai suoi promotori, Fabio e Paolo Cannavaro e Ciro Ferrara, bandiere di grandi squadre, tra cui Juventus e Napoli e della nazionale. Senza dimenticare che un altro fuoriclasse ancora in campo, Cristiano Ronaldo, si è occupato della situazione dei bambini dopo il disastroso terremoto che ha colpito il Nepal e di altri casi di famiglie che non avevano di che pagare delicatissime operazioni per salvare i propri piccoli. Senza proclami e clamori mediatici. I campioni sono anche questo.





Da agensir.it

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