Braz de Aviz: donne e uomini consacrati, veri artefici di fraternità

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Il 2 febbraio ricorre la XXV Giornata della vita consacrata, un’occasione per riflettere su questa speciale vocazione nella Chiesa e nel mondo e, per i consacrati, rinnovare la fedeltà ad una chiamata esigente. Al centro della Giornata le indicazioni contenute nella “Fratelli tutti”, come spiega ai nostri microfoni il prefetto del dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, cardinale Joao Braz de Aviz

Adriana Masotti e Bianca Fraccalvieri – Città del Vaticano

Sarà il Papa a presiedere martedì 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore, alle 17.30, la Messa nella Basilica vaticana in occasione della XXV Giornata della vita consacrata. Una celebrazione quest’anno alla presenza di poche persone, in rappresentanza delle consacrate e dei consacrati di tutto il mondo. Ma la pandemia non cambia solo l’immagine di un momento di solito festoso, arricchito dai volti di giovani entusiasti e di quelli più maturi provenienti da tutti i continenti, il coronavirus in questi mesi ha segnato profondamente la vita degli Istituti di vita consacrata. A cominciare dai numerosi morti e dai tanti ammalati di Covid nei conventi e nelle case delle diverse Congregazioni. E poi il forzato isolamento e a volte le difficoltà dal punto di vista economico per il sostentamento stesso delle famiglie religiose con la chiusura delle scuole e di altri settori in cui prima della pandemia erano attive.

La vicinanza alle consacrate e ai consacrati di tutto il mondo

In vista della Giornata, il prefetto cardinale João Braz de Aviz e José Rodríguez Carballo, arcivescovo segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, hanno inviato a tutti i consacrati e le consacrate una lettera che vuol essere segno di vicinanza e di accompagnamento in questo momento difficile. “Seguiamo da mesi le notizie che giungono dalle comunità delle diverse nazioni – si legge nel testo – : parlano di smarrimento, di contagi, di morti, di difficoltà umane ed economiche, di istituti che diminuiscono, di paure… ma parlano anche di fedeltà provata dalla sofferenza, di coraggio, di testimonianza serena pur nel dolore o nell’incertezza, di condivisione di ogni affanno e di ogni ferita, di cura e vicinanza agli ultimi, di carità e di servizio a costo della vita”.

Superare la tentazione del ripiegamento

Citando l’enciclica Fratelli tutti, la lettera prosegue con una esortazione forte: “Siate i samaritani di questi giorni, superando la tentazione di ripiegarsi e piangere su di sé, o di chiudere gli occhi dinanzi al dolore, alle sofferenze, alle povertà di tanti uomini e donne, di tanti popoli”. E’ l’aspirazione mondiale alla fraternità, contenuta nell’enciclica di Papa Francesco che deve essere messa al centro della vita, della formazione e della missione dei consacrati, essa “è un dono prezioso per ogni forma di vita consacrata che, senza nascondersi le tante ferite alla fraternità, può ritrovare in essa le radici della profezia”.

Avviare nuovi progetti di fraternità

Nella Fratelli tutti il prefetto e il segretario del Dicastero, vedono “una nuova chiamata dello Spirito Santo” ad essere “artefici di fraternità universale, custodi della casa comune: della terra e di ogni creatura”. La sollecitazione con cui si conclude la lettera è ad aprire nuovi percorsi per promuovere la cultura dell’incontro e il dialogo tra i popoli e le generazioni, “a partire dalla propria comunità vocazionale per raggiungere poi ogni angolo della terra e ogni creatura”.

Braz de Aviz: la sfida è mettere in pratica la fraternità 

La Giornata della vita consacrata di quest’anno sarà la 25.esima. Un lungo percorso, quello compiuto, che ha affrontato volta per volta sfide nuove e che il cardinale Joao Braz de Aviz guida da 10 anni. Ai microfoni di Vatican News, il prefetto ci parla del suo impegno e del significato della Giornata del 2 febbraio:

Ascolta l’intervista al cardinale Joao Braz de Aviz

R. – Per me è stata una grazia particolare stare in questi anni vicino, molto vicino, al Santo Padre, prima con Benedetto XVI e subito dopo con Papa Francesco, in questa realtà della Chiesa che è la vita consacrata, una realtà molto numerosa ancora, molto significativa perché è un percorso indicato da Gesù nel Vangelo. È anche una realtà che in questo momento sta in profonda revisione, proprio per essere dentro questo spirito di riforma della Chiesa che Papa Francesco propone nell’Evangelii gaudium e in tanti altri documenti che noi abbiamo affiancato, nel lavoro del nostro dicastero, per portarla avanti. Questi 25 anni di celebrazione della Giornata della vita consacrata, penso che abbiano collaborato a far capire che noi siamo sempre vicini al pensiero del Santo Padre e ai suoi orientamenti,  e allo stesso tempo, sappiamo che lui sa, anche perché è lui stesso un religioso, quanto è importante questo settore della Chiesa.

Eminenza, lei e monsignor Carballo avete sentito la necessità di scrivere una lettera per accompagnare questa Giornata. C’è la pandemia e il dicastero voleva essere più vicino ai consacrati: è questo l’obiettivo della lettera?

R. – Noi abbiamo sentito, come tutti voi anche nelle famiglie, la gravità di questo momento, nel senso che tutto il nostro stile di vita di prima è cambiato: è inutile adesso darsi da fare troppo e correre, non possiamo più stare insieme perché dobbiamo tener conto della presenza del virus. ecc… Allora si è creato un momento nuovo anche per la vita consacrata e noi volevamo che la lettera fosse veramente un piccolo segno che noi formiamo un corpo, anche se adesso siamo così un po’ in solitudine, in un certo senso. Allora almeno diciamo con questa lettera, e anche con i mezzi di comunicazione, con le trasmissioni online che abbiamo fatto, che continuiamo ad avere questa certezza che Dio ci segue e che noi cerchiamo di seguire Lui, che non manca la speranza per una vita che possiamo vivere più in profondità, e che noi siamo vicini l’uno accanto all’altro. Questo ci sembrava importante da comunicare perché è un modo per rinnovare questa speranza che noi portiamo e che si fonda solo sulla forza della fede che è in noi.

La bussola di questa lettera è l’enciclica Fratelli tutti. Qual è il messaggio di questa enciclica alla vita consacrata?

R. – Io penso che la questione sia sempre questa, la messa in pratica, perché Gesù ha insegnato molte cose anche ai farisei e ai maestri della legge, però il problema è che ha dovuto dire: “voi fate quello che dicono, ma non fate quello che fanno”, cioè noi vorremmo che tutto fosse realmente messo in pratica, e se questo avviene dovrebbe crescere nella Chiesa l’immagine di una vera famiglia di Dio, di un popolo di Dio dove la fraternità è vera. Però noi sappiamo che non è ancora così per tante realtà, per esempio un’economia vissuta più insieme, non solo nel nostro gruppo personale; una spiritualità che non sia intimista, che non sia solo una spiritualità individuale, che è importante, ma che non può essere limitata a questo, ma preveda l’apertura verso il fratello, verso la sorella. La Fratelli tutti dovrebbe cioè aiutarci a portare avanti questo spirito, anche riguardo al sacerdozio ministeriale, anche riguardo a questo concetto che noi prendiamo dal Vangelo, ma che deve essere ben capito, di perfezione riguardo a questo percorso di vita consacrata. Non si può pensarla come vita di perfezione perché gli altri sono di meno, tutte le vocazioni sono importanti come è importante questa, sono forme diverse di seguire Gesù. Ecco, tutto questo dovrebbe reimpostare la vita della Chiesa – anche il Papa lo dice riguardo al proprio ministero, al ministero dei vescovi, alle strutture che noi abbiamo in modo che siano più collegiali – e così arrivare a una vita molto più bella e semplice. Questo mi sembra che sia un po’ l’indirizzo che volevamo con la Fratelli tutti aiutare ad imprimere adesso nella vita consacrata.



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