Parrocchia San Michele Arcangelo

Basta con la melina. È l’ora delle scelte concrete!

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Le luci dei saloni di Villa Panphilj si sono spente. Gli Stati Generali si sono conclusi. In breve capiremo se sono stati una sterile passerella o uno snodo decisivo nella vita del Paese. Si dovrebbe allora sciogliere l’altro dubbio che accompagna l’Italia della Terza Repubblica: Giuseppe Conte ha la stoffa dello statista, cioè dell’uomo politico chiamato a segnare i destini dell’Italia o è un campione nell’arte della melina e quindi inconcludente.
Quando Matteo Salvini e Luigi Di Maio lo scelsero come loro obbediente esecutore, mai avrebbero pensato che si sarebbe trovato a gestire in proprio una delle partite più importanti dell’Italia Repubblicana. Anche per lo stesso Conte, deve essere stata una sorpresa. Lui, avvocato cassazionista, docente universitario di diritto privato, non era mai salito alle cronache politiche nostrane, non aveva avuto precedenti esperienze partitiche significative. Ma, evidentemente, ha scoperto “la vocazione”.
Dopo un inizio da notaio dei vicepremier Di Maio e Salvini, l’avvocato si è via via impratichito fino ad arrivare alla svolta dell’agosto 2019 quando in un discorso rimasto negli annali, ha messo all’angolo il leader leghista. Pochi giorni dopo nasceva l’attuale governo rosso Р verde, sempre con Giuseppe Conte premier. Basterebbe questo doppio salto mortale politico per annotare che il neofita ha imparato in fretta.
Ora per˜, che i portoni di Villa Doria Pamphilj si sono chiusi, siamo alla stretta decisiva. Il piano per il rilancio, a sentire il premier, è chiaro: si tratta di “reinventare l’Italia, modernizzarla e renderla più inclusiva”, sintesi tanto efficace quanto ambiziosa alla quale devono, per forza di cose, seguire i fatti.
La forza dell’avvocato, fino ad ora, è stata (paradossalmente) la gravità della situazione economica, la contemporanea mancanza di alternative, il comune interesse dei partiti di non andare al voto. Lui con abilità ha gestito i molti dossier sul tavolo, galleggiando, guadagnando tempo e posticipandone sempre la chiusura (da Alitalia alle concessioni autostradali, dall’ex Ilva al Mes). L’Italia ha però bisogno urgente di risposte innanzitutto perché la crisi economica morde. Inoltre c’è la Ue che è sì disponibile (come non mai) a intervenire con molti soldi (fondamentali per il Paese), ma a fronte di progetti circostanziati e non certo firmando una cambiale in bianco e a breve aspetta un piano per il Recovery Fund dettagliato e credibile.
Il tempo della melina, insomma, è finito. Basta annunci e precisazioni, tipo quello sul taglio dell’Iva, a cui non fa seguito nulla di concreto. Serve una sintesi efficace, capace di comporre le anime così diverse dell’esecutivo e concretizzare le riforme. Questa sintesi è compito del premier e non potranno essere solo parole sia pur ad effetto.
Qui si vedrà chi è davvero Giuseppe Conte. Si è scritto che punti a fondare un proprio partito, ad assumere la guida dei Cinque Stelle, o a resistere al Governo fino all’elezione del successore di Sergio Mattarella così da puntare dritto al Quirinale. Comunque sia, ora che anche il calcio ha ripreso, l’Italia ha bisogno di capire se è un mediocre giocatore che al massimo sa tenere palla ma non decide la partita, oppure se è il campione che riesce a finalizzare l’azione in rete e risolvere il match. In questa partita, peraltro, non è ammesso il pareggio. Quindi il catenaccio non serve a nulla. O l’Italia vince o perde.
Speriamo davvero che Giuseppe Conte dimostri di essere il nuovo Ronaldo della politica.
(*) direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza)


Origine Articolo AGENSIR