Assenza | AgenSIR

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Umberto è partito da ragazzo per Roma dove immaginava di fare fortuna. Ed in parte, l’ha fatta! Ha iniziato subito a lavorare come garzone in una bottega di generi alimentari in una zona centrale. L’anziano proprietario, ad un certo punto della sua vita, decide di ritirarsi e vende ad Umberto il negozio. Si sposa, ha dei figli e come dice lui stesso, si abitua alla vita romana. Sveglia al mattino molto presto, apertura del negozio di buon’ora, chiudeva poco dopo mezzogiorno per andare a pranzo nella casa posta sopra il negozio e fino alla riapertura pomeridiana, ogni giorno faceva “la pennichella”, poi riapriva il negozio e lo chiudeva alla sera.

Umberto è partito da ragazzo per Roma dove immaginava di fare fortuna. Ed in parte, l’ha fatta! Ha iniziato subito a lavorare come garzone in una bottega di generi alimentari in una zona centrale. L’anziano proprietario, ad un certo punto della sua vita, decide di ritirarsi e vende ad Umberto il negozio. Si sposa, ha dei figli e come dice lui stesso, si abitua alla vita romana. Sveglia al mattino molto presto, apertura del negozio di buon’ora, chiudeva poco dopo mezzogiorno per andare a pranzo nella casa posta sopra il negozio e fino alla riapertura pomeridiana, ogni giorno faceva “la pennichella”, poi riapriva il negozio e lo chiudeva alla sera.
Anche lui, arrivato ad una certa età, ha lasciato l’attività ed è ritornato a quello che ha sempre chiamato “il paesello” dove aveva una casetta di fronte alla quale, nel frattempo, il Comune aveva costruito un parco giochi per bambini con un campetto.
É facile immaginare come fosse stato difficile conciliare “la pennichella” con gli schiamazzi dei bambini quando riuscivano a vivere momenti di libertà. All’inizio ci sono stati anche scontri vivaci, poi ha scelto di pranzare a mezzogiorno per andare a riposare, appena pranzato, affinché i primi schiamazzi coincidessero con il risveglio. Tuttavia, per quanto possa fare festa “il cicaleccio” di un parco e per quanto possa essere desiderabile avere vicino alla propria abitazione un piccolo polmone di verde, un certo fastidio resta sempre.
Umberto, oggi dice: “Se avessi saputo che per un tempo così lungo il parco e il campetto fossero restati vuoti, se io avessi saputo cosa avesse significato, per usare un ossimoro, il silenzio assordante, io non mi sarei mai lamentato e non mi lamenterò più. La sensazione più dolorosa è l’assenza”.
Il mio amico Mauro Tiriduzzi ha dato alla foto che pubblichiamo a pie’ di pagina: l’assenza. La panchina vuota è al Passetto di Ancona. Da lì si vede il mare fino all’orizzonte e in questo caso, una grande nuvola impegna quello scorcio di cielo azzurro. Mauro ha scattato la foto in questo tempo di pandemia da COVID-19. É vuota. La nostra immaginazione non ha confini. Quante persone si saranno sedute su questa panchina? Cosa si saranno raccontante? Con quale stato d’animo si saranno allontanati da essa?
Tra i tanti cambiamenti che ha portato questo virus c’è anche quello del riposo e del dialogo. Di tante forme di conversazione, anche quella occasionale di chi, magari seduto su quella panchina, guardando il mare ha visto sedersi vicino un’altra persona che avrà detto: posso? E chi già c’era avrà sicuramente risposto: sì. Ed oggi?

(*) direttore “Presenza” (Ancona)





Fonte Agensir

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