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AFRICA/ZIMBABWE – Proteste per il rialzo dei prezzi dei carburanti; i Vescovi invitano a non dare ascolto agli incitamenti alla violenza

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Harare – Tre persone uccise, circa 200 ferite, più di 600 arrestate. È il bilancio degli scontri degli ultimi giorni ad Harare e in altre città dello Zimbabwe, tra la polizia e i dimostranti che protestano per il rialzo dei prezzi del carburante. Tra gli arrestati c’è pure il pastore battista Evan Mawarire, protagonista del movimento di protesta contro l’ex Presidente Robert Mugabe, costretto alle dimissioni nel novembre 2017 da un pronunciamento militare .
Da allora il Paese è governato da Emmerson Mnangagwa, che aveva assunto la carica di Capo dello Stato ad interim dopo le dimissioni di Mugabe per poi essere eletto nelle votazioni tenutesi alla fine di luglio.
Mnangagwa non è finora riuscito a risollevare la difficile condizione economica del Paese e l’aumento dei prezzi dei carburanti ha innescato una violenta protesta, alimentata dai messaggi veicolati attraverso i social media,.
Un fatto che è stato denunciato dalla Conferenza Episcopale dello Zimbabwe, che in un messaggio pervenuto all’Agenzia Fides, esprime la sua preoccupazione per “la vasta diffusione di messaggi pieni di odio sui social media, che lanciano appelli alla nazione per prendere il controllo delle strade per protestare contro le difficoltà economiche”.
“La situazione economica è sfavorevole per la cittadinanza comune” riconosce la Conferenza Episcopale che però lancia un appello “ai cittadini che vogliono vivere in pace di esercitare moderazione ed evitare di reagire sull’onda del momento, per dare invece spazio al dialogo con tutte le parti interessate”.
I Vescovi mettono in guardia “sugli appelli lanciati sui social media da persone senza volto che invitano a raduni di massa e alla violenza, ma che non si assumono le responsabilità dei danni collaterali che ne possono derivare”.



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