Abbiamo bisogno di padri creativi

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Papa Francesco sforna proposte che stimolano la riflessione e incoraggiano l’azione. Quest’anno ricorre il 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale. Nella lettera apostolica ci sono spiegate diverse qualità di San Giuseppe che sono di grande attualità. Sono utili per tutti i padri in particolare e gli educatori in generale. C’è un capitolo che presenta San Giuseppe come il padre dal coraggio creativo, il quale emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà.

foto SIR/Marco Calvarese

Papa Francesco sforna proposte che stimolano la riflessione e incoraggiano l’azione. Quest’anno ricorre il 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe a Patrono della Chiesa universale. Nella lettera apostolica ci sono spiegate diverse qualità di San Giuseppe che sono di grande attualità. Sono utili per tutti i padri in particolare e gli educatori in generale. C’è un capitolo che presenta San Giuseppe come il padre dal coraggio creativo, il quale emerge soprattutto quando si incontrano difficoltà. Davanti ad un problema o ad un ostacolo ci si può fermare e abbandonare il campo, oppure ingegnarsi in qualche modo. A volte, sono proprio le difficoltà che tirano fuori da ciascuno di noi risorse che nemmeno credevamo di avere. Pensavo a questo ascoltando la Presidenza del Consiglio che invita i genitori a ritardare la consegna dei cellulari ai bambini prima dei 13 anni. C’è bisogno di padri come San Giuseppe, che con coraggio creativo si inventano qualcosa. Pensavo a San Giuseppe, all’uomo attraverso il quale Dio si prende cura degli inizi della redenzione, di Maria e di Gesù. Pensavo anche ad altri modelli di coraggio creativo, come ad esempio Dante Alighieri che, in esilio, tira fuori dalla sua conoscenza e competenza delle Sacre Scritture e dal suo desiderio di incontrare Dio, un capolavoro come la Divina Commedia. Pensavo a Benedetta, che nella malattia, con l’unica possibilità che le era rimasta di comunicare con il mondo (due dita delle mani!), diventava strumento di consolazione di coloro che andavano da lei per consolarla. Pensavo a Luca Attanasio, ambasciatore italiano ucciso in Congo (insieme con il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista congolese), che aveva interpretato il suo ruolo di Ambasciatore favorendo gli aiuti ai poveri. Pensavo a medici e infermieri, che nella paura e nelle difficoltà non si sono arresi, ma hanno dato il meglio di sé. Pensavo alle migliaia di pacchi di Natale (solo a Forlì 6500!) che famiglie e singoli hanno confezionato per altre persone, che avevano, forse, il cibo ma non la gioia del Regalo. Pensavo infine che San Giuseppe, nel momento della fuga da Nazareth con Maria e il bambino Gesù, ha dovuto inventarsi una nuova vita con coraggio e creatività, senza perdersi d’animo. Più isolato di noi! Per questo penso che sarebbe bello conoscere e divulgare il bene che c’è anche in questo tempo di pandemia. È una nuova forma di resistenza; il contrario sarebbe la resa al male, ma questo non sarebbe né umano né, soprattutto, cristiano.

(*) vescovo della diocesi di Forlì-Bertinoro





Fonte Agensir

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