A Varsavia le esequie di padre Koprowski

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Ieri ai funerali del religioso gesuita, il messaggio del prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, che ha sottolineato come abbia lasciato un segno indelebile nella storia dei media vaticani

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Si sono svolti ieri a Varsavia, nel Santuario di Sant’Andrzej Bobola, i funerali di padre Andrea Koprowski, gesuita, direttore dei programmi della Radio Vaticana dal 2003 al 2015, deceduto il 29 gennaio scorso per complicanze dovute al Covid-19. A presiedere la celebrazione, riferisce l’Ufficio per le Comunicazioni Estere della Conferenza Episcopale Polacca, il cardinale Kazimierz Nycz, arcivescovo di Varsavia, che lo conosceva da 43 anni. “Ha davvero capito cosa stava succedendo nella società – ha detto il porporato – soprattutto nei tempi difficili di transizione. L’ho sempre ammirato per la sua grande freschezza: non è mai caduto nei solchi delle abitudini (…). Nonostante le resistenze e le difficoltà – ha raccontato – voleva andare avanti. Era la sua grandezza, unita alla sua grande creatività”.

Un segno lasciato nel cuore di molti

In un messaggio, letto da padre Tomasz Ortmann, superiore della Provincia Polonia-Masovia, Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione, ha scritto: “Ho conosciuto padre Koprowski attraverso i frutti della sua testimonianza, i frutti della sua vita. L’ho conosciuto con questo sguardo che ormai fa parte della mia vita e testimonia che noi siamo tutti membra di un unico corpo (…). Con la sua presenza e il suo lavoro ha lasciato un segno indelebile nel cuore di molte persone ed è diventato parte permanente della storia comune dei media vaticani”. Nella sua omelia, il confratello padre Andrea Majewski ha ricordato i diversi incarichi ricoperti da padre Koprowski: cappellano universitario, docente di Storia e Sociologia della Cultura all’Università Cattolica di Lublino, assistente del Generale dei Gesuiti a Roma, fondatore delle redazioni cattoliche della televisione polacca e della radio polacca, provinciale dei gesuiti polacchi, ideatore della redazione dei programmi cattolici di Radio e Tv polacche, direttore dei programmi della Radio Vaticana e co-fondatore dell’Agenzia di informazione cattolica (KAI).

Un gesuita per convinzione

“Ciascuna delle fasi della sua vita è adatta per un saggio separato o anche per un libro – ha affermato padre Majewski -. Ovunque ha lavorato, ha lasciato un segno chiaro. Si considerava un ‘gesuita per convinzione’. Una volta in pensione, si è dedicato alla scrittura e alle confessioni. Gli piaceva scherzare e dire di sé: ‘Grazie a Dio, non sono ancora arrugginito’”. Padre Majewski ha richiamato alla memoria anche i primi anni in televisione, particolarmente difficili, di padre Koprowski. La presenza di un sacerdote nei corridoi della televisione polacca, nel 1989, ha proseguito padre Majewski, ha provocato sorrisi e panico. “Chiedeva che la Chiesa ci fosse nei grandi dibattiti della società. Questo non lo ha reso popolare né gli ha donato amici, anche negli ambienti ecclesiastici” ha aggiunto padre Majewski. Ha voluto inviare un suo pensiero anche il cardinale Stanisław Dziwisz che ha definito quello di padre Koprowski “un prezioso contributo alla vita e alla missione della Chiesa, non solo in Polonia, ma anche nel più ampio forum della Chiesa universale”.



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